Cos’altro potevamo aspettarci da una band dallo spessore dei Canaan? Facile, una ennesima perla musicale. Quale momento migliore per assaporare le decadenti note di “The Unsaid Words” del freddo inverno che lentamente ci avvolge? Ricco di elettronica, ricco di pesantezza “verbale”, ricco di momenti riflessivi, ricco di pathos…. questo è uno di quei dischi che va ascoltato e riascoltato per captarne il più insito contenuto, per gustarlo fino in fondo.
Una fabbrica abbandonata, mal ridotta, invasa da vegetazione selvaggia; un bosco avvolto dalla neve e dalle tenebre…. silenzio assoluto, una quiete tenebrosa, fastidiosa… è qui che i Canaan ci trasportano… lontani dalla realtà, lontani dal trambusto cittadino, lontani dal caos; solo noi e queste dolci, decadenti note.
Al dark-doom si affaccia un uso più massiccio dell’elettronica (uasata per legare i vari brani del disco) capace di donare al tutto più completezza; l’ambient incontra il noise tessendo trame a tratti calde e sognanti, a tratti fredde e inquietanti, disturbanti. La coinvolgente “This World Of Mine”, la seguente stupenda “The Possible Nowheres” legate da una breve strumentale dal sapore orientale e poi ancora le stupende “Fragile”, “The Unsaid Words” e “Il rimpianto”, sono solo piccoli tasselli di un mosaico di rara bellezza reso pressochè perfetto da una piccola gemma quale “Senza Una Risposta”.
Inutile fare paragoni col passato (da anni i Canaan ci deliziano con lavori superbi), inutile fare supposizioni sul futuro…. “The Unsaid Words” è un disco notevole come pochi altri (purtroppo) e posso assicurarvi che a disco finito la voglia di riascoltarlo sarà talmente forte che difficilmente le resisteremo….
Da avere, senza ombra di dubbio.

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