Eccoci a parlare con uno degli act più particolari ed anche più chiacchierati della scena metal italiana. Da poco il gruppo è tornato sul mercato col secondo lavoro dall’esplicito nome “Far Away From Comformity”, lavoro che lascia intravedere delle idee ben al di fuori degli schemi e che rappresenta un buon passo in avanti rispetto al precedente “The Shadow Madame”… la parola passa ora a Cadaveria.

Le donne (musiciste) e il metal. Questo legame non sembra essere molto stretto ed escludendo le miriadi di voci femminili è davvero difficile trovare qualche gruppo al femminile degno di nota o anche qualche gruppo come i CADAVERIA in cui è una donna a fare da mastermind. Come te lo spieghi?
… Beh, non mi sembra che abbiamo scoperto l’acqua calda. Il rapporto numerico è impari esattamente come lo è quello tra avvocati e avvocatesse, dottori e dottoresse… Non sono una femminista, quindi sostanzialmente questa disparità mi lascia abbastanza indifferente. Non mi sento una paladina delle minoranze femminili e per quanto riguarda i CADAVERIA preferisco che la band sia apprezzata nel suo insieme, per il valore di tutti i suoi componenti, piuttosto che per il fatto di avere una front-woman.

Parlaci un po’ della tua carriera prima dell’ingresso negli Opera IX… come hai iniziato, cosa (o chi) ti ha spinto a prendere in mano un microfono? come ti sei formata?
Ho cominciato quasi per gioco.. Credo fosse il 1990, ci si trovava in una cantina con pareti ricoperte da imballi per le uova, io alla voce, Flegias alla batteria e un altro ragazzo alla chitarra, giusto per passare il tempo.
Si faceva una sorta di punk-thrash mal suonato e anche abbastanza demenziale e ci si divertiva un sacco. Poi c’è stata la lunga parentesi Opera IX, dove ho cominciato a fare sul serio. Per evitare di spaccarmi le corde vocali ho seguito lezioni per un anno, il resto è venuto col tempo e con molto impegno personale.

Oramai sono un po’ di anni che ti sei separata degli Opera IX, cosa ti è rimasto di quel periodo e quali sono le cose che invece sei contenta di esserti lasciata alle spalle?
Sì infatti ormai è passato un po’ di tempo. Gli ultimi tre anni sono stati molto intensi e quasi ho perso memoria di ciò che è stato con il precedente gruppo. Ricordo bene gli entusiasmi e l’amicizia che è nata nel ’92, quando sono entrata nella band, e ricordo bene la degenerazione finale del nostro rapporto.
Non posso che essere felice di essermi lasciata alle spalle un rapporto professionale e personale che era diventato malsano.

L’aver deciso di lasciare gli Opera IX e formare un tuo gruppo è stato difficile (pressioni contrarie, scetticismo) o sei stata sostenuta in questa decisione?
E’ stata una scelta sentita e dovuta. Non avevo nessuna intenzione di uscire di scena in silenzio. Non è stata una passeggiata, ma non ero sola. Flegias ha creduto in me fin da subito, era motivato quanto me, e mi ha aiutata a reclutare il resto dei CADAVERIA tra i suoi innumerevoli amici musicisti. Posso certamente affermare che abbiamo fatto la scelta giusta.

Chi è che si occupa della scrittura delle canzoni all’interno dei CADAVERIA e qual è il processo compositivo?
La parte lirica è affidata esclusivamente a me.
Musicalmente invece un brano nasce in questo modo: tra un CD e l’altro registro su un portatile ogni melodia che mi passa per la testa. Quando decidiamo che è ora di fare un altro CD ci incontriamo e, da quel tape di una, due ore, pieno di fraseggi, estrapoliamo i passaggi migliori che diventano riff di chitarra, si uniscono a quanto Frank ha inventato per conto suo, e si trasformano in bozze di canzoni. Unendo il testo alla musica si definisce la struttura e la durata della song, il numero dei giri, gli stacchi, le variazioni, gli spazi per i solos e quant’altro. In produzione si ritocca ancora il brano e si ci si dedica agli arrangiamenti.

Con “Far Away From Conformity” hai sperimentato e osato tanto con la voce, quali altri generi ascolti e quali gruppi ti ispirano maggiormente?
Sì, in linea con l’intero album, che punta sull’innovazione e la sperimentazione, ho osato di più che in passato.
Non mi ispiro a gruppi o cantanti specifici, perché credo che ognuno debba coltivare il suo stile. Ovviamente ascolto musica e attualmente i generi e i gruppi che ascolto sono piuttosto variegati: dagli At The Gates ai Rammstein, dai Fear factory agli Skunk Anansie, dai Tool ai Necrodeath.

“Call Me”. Una cover delle Blondie che ho apprezzato molto… avete intenzione di ripete l’esperimento o muovervi stilisticamente in quella direzione?
Grazie, mi fa piacere che ti sia piaciuta. Non abbiamo ancora parlato del futuro, ma personalmente, se l’album è già ricco, mi piace aggiungere anche una cover. Cioè, non mi piace fare una cover al posto di una canzone inedita, ma se hai già 7 o 8 song belle corpose, una cover rilassa l’atmosfera di un CD, soprattutto se piazzata in mezzo, come abbiamo fatto noi.
Inoltre la cover è un modo sia di confrontarsi con la band che l’ha scritta che di scatenare la propria fantasia, per reinventarla e reinterpretarla senza stravolgerla. Stilisticamente “Call Me” è comunque un esperimento fine a se stesso.

Il vostro sound è molto particolare e ingloba molti elementi. “Horror metal” non è una definizione troppo generica?
Appunto per questo è perfetta. Anziché dire “mix di black metal, classical heavy metal, influenze doom con risvolti thrash&NU Metal” dici “horror metal” e hai risolto tutto.
Tanto un CD (e un gruppo) non va definito, va ascoltato!

In quale filone vi sentite più a proprio agio?
In tutti e in nessuno.

Vedendo le foto in studio mi è parso di notare una certa rilassatezza ed armonia… com’è il rapporto con i ragazzi del gruppo?
Rilassato e divertito. In studio lavoriamo sodo per due, tre mesi, la tensione può salire perché si fa continua autocritica, ma c’è sempre lo spazio per una battuta, un caffè o una birra.
Sostanzialmente c’è un profondo rispetto reciproco che ci permette di lavorare bene insieme.

Immagino sia tu a portare le idee più “particolari” all’interno della band… è difficile doverle far accettare ad altri tre uomini oppure loro ti supportano appieno?
Diciamo che sono tutti abbastanza pazzi da accettare quasi tutte le mie idee. D’altra parte si tratta di proposte che vengono discusse e valutate insieme.

Parlaci un po’ dei testi, purtroppo non ho il booklet e sul sito non ho trovato niente.
Sì, il sito è in rifacimento e i testi saranno disponibili credo entro fine gennaio. Sostanzialmente le liriche si ispirano direttamente alla mia memoria, a temi che mi interessano, a cose che accadono dentro e attorno a me, oppure a libri e film che mi hanno colpito (come Omen of Delirium, ispirato a The Naked Lunch, Il Pasto Nudo).
Spesso per scrivere un testo mi è sufficiente una frase sentita, magari particolarmente enigmatica, che mi scatena una riflessione e di conseguenza la stesura di appunti, che poi ricompongo e ordino in un testo.

Che mi puoi dire dei progetti futuri dei Cadaveria?! Immagino che inizierete presto un tour, avete date fuori dall’Italia?
Organizzeremo delle date a partire da marzo e spero capiti anche l’occasione di andare all’estero.

Parliamo di Internet. Che rapporto hanno i cadaveria con internet, hai mai sfruttato questo strumento in passato?
Praticamente con Internet ci lavoro e lo considero un ottimo canale di comunicazione e di informazione.

Cadaveria ho concluso! Ti ringrazio… se c’è qualcosa che volevi dire e non ho avuto modo di chiedertelo questo è il tuo spazio!
Anch’io ti ringrazio per l’intervista. Raccomando a tutti di comprare Far Away From Conformity e di ascoltarlo molto ma a piccole dosi, per non perdere completamente la testa.
Cercate comunque di assimilarlo prima che vi arrivi la botta del debut album dei DyNAbyte!

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