C’è un noto adagio che risuona così: “L’assassino torna sempre sul luogo del delitto”. Ed è proprio ciò che sto fare: infatti è con immenso onore che mi accingo a recensire il secondo, stupendo demo dei trevigiani Burning Black che, per chi non avesse letto la recensione del demo Smell The Fire, sono un progetto nato nel 2003 da un’idea del chitarrista Giovanni Moretto e del cantante Massimo De Nardi, la cui idea era quella di suonare un heavy metal classico e diretto. Già nel loro primo demo il gruppo aveva colpito nel segno ma posso affermare, senza alcuna paura di essere smentito, che questo nuovo cd segna la loro definitiva consacrazione. Ebbene sì cari navigatori, quello che sto per recensire è una vera perla musicale, un disco che trasuda Heavy Metal da ogni singola nota, un chiaro esempio di come si possa suonare bene ed aver successo senza dover per forza scopiazzare i propri miti. L’intento della band di presentarsi in maniera diretta al proprio pubblico è rintracciabile persino nell’artwork, prodotto con uno stile minimale ma al tempo stesso dannatamente Heavy. I fans che temevano che il gruppo potesse cambiare rotta potranno dormire sonni tranquilli: i nostri eroi ci propongono nuovamente del purissimo metallo in puro stile eighties che, pur se strizza l’occhio ai grandi maestri (Judas Priest, Accept, Saxon e Maiden), riesce comunque a mantenere le dovute distanze mediante delle sonorità fortemente personali. Anche la produzione risulta molto buona, con un sound molto efficace e potente. Bisogna fare i più vivi complimenti a tutti i musicisti per la superba prova offerta; citazione a parte meritano il chitarrista solista Brian ed il vocalist Massimo, le cui performance sono realmente sbalorditive. I nostri eroi, come apertura, ci regalano “Prisoner of Steel”, un ottimo up-tempo incalzante tutto tempestato di riff semplici ma al tempo stesso molto accattivanti e dalle superbe melodie dipinte dal cantante Massimo, le cui linee vocali riescono ad essere potenti, chiare ma al tempo stesso aggressive. Da notare lo splendido solo centrale in cui l’eclettico e talentuoso Brian da sfoggio di tutta la sua maestria. Ed ecco giungere la title track “Fight to Dream”, un grandioso mid tempo costruito su riff molto armonici e classici che fanno tornare in mente i vecchi fasti dei divini Priest. Come chiusura i nostri eroi ci propongono “Life Passengers”, un altro stupefacente mid tempo dal ritmo cadenzato e quasi epico, costruito ancora una volta su riff di chitarra molto armonici ed al tempo stesso melodici e con dei chorus molto accattivanti. Questo è il tipico demo che i defender non potranno che amare, in quanto troveranno pane per i loro denti. Sicuramente i soliti detrattori potranno dire che i nostri eroi mancano di originalità. A costoro mi sento sin da ora di rispondere che il valore di una band non si misura sulla presenza o meno di originalità ma in base alla personalità in esso contenuta. E sotto questo punto i nostri eroi ne hanno da vendere. Quindi non posso che rinnovare i complimenti al gruppo e finire con una citazione di chiaro stampo helloweeniano: Heavy Metal Is The Law… Prendere o lasciare.

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