Pubblicato nel 2009
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Potevano i Brutal Truth rinunciare al profumo di reunion che ormai è il fenomeno più diffuso nel metal nell’ultima decade? Direi proprio di no, ma certo nel loro caso il tutto è nato dopo una serie di concerti letteralmente al fulmicotone che hanno messo a ferro e fuoco le venues dove i quattro hanno suonato. Del resto stiamo pur sempre parlando di uno dei gruppi più estremi, violenti ed iconoclasti di tutta la scena metal, complici alcuni dischi a dir poco fenomenali quali su tutti “Need No Control” e “Extreme Conditions Demand Extreme Responses”. Per chi non lo sapesse questa band è fra quelle che hanno contribuito, assieme ad esempio a Napalm Death e Carcass, a creare un genere musicale fra i più genuinamente violenti. Mi riferisco ovviamente al grindcore, ovvero quella miscela fra death/thrash metal e punk del più violento e tendente all’hardcore, sparata all’ennesima potenza sulle martoriate orecchie dell’ignaro ascoltatore.
Quello che però stupisce dei Brutal Truth è la loro indole, che se vogliamo possiamo considerarla ancora più aggressiva, specialmente da quanto traspare dal nuovo “Evolution Through Revolution”, un album pesante, potente, schizofrenico. Nato di nuovo dall’unione di due menti geniali, che nel metal estremo ci sguazzano da ormai più di vent’anni. I due musicisti in questione sono ovviamente il singer Kevin Sharpe e il bassista Dan Lilker, famosi, oltre che ovviamente grazie alla loro band madre qui in sede di recensione, anche per altri progetti diciamo così, estemporanei, che hanno stupito sempre e comunque per talento e freschezza compositiva. Chi non conosce i S.O.D. di Lilker o i Venomous Concept, formazione che comprende i due assieme a Danny Herrera e Shane Embury dei Napalm Death? Insomma, reunion sì, ma c’è da dire che non c’è mai stato una separazione vera e propria, grazie anche ad alcuni split pubblicati con alrti gruppi, quindi il nuovo opus discografico a firma Brutal Truth non è altro che la naturale prosecuzione di un progetto che per fortuna si è rimesso in piedi alla grande.
La forza di “Evolution…” è chiaramente nell’essere estremo, come stavo dicendo. Qui il grindcore prende delle strade ancora più pregne di violenza, tingendosi in alcuni momenti di crust, noise e hardcore, ma addirittura di jazz e elettronica in sporadici passaggi. Siamo chiari, nessuno si aspetta dai nostri che facciano qualcosa di diverso da quello che hanno sempre fatto, ma l’estremismo sonoro di questo dischetto è davvero qualcosa di incredibile. Sfido chiunque a riuscire ad ascoltarlo in tutta la sua interezza senza un minimo tentennamento o indecisione. Un monolite di rara potenza che distrugge tutto ciò che incontra sul suo cammino. Tempi in blastbeat martellanti, voce ai limiti dell’umano, growl, screamings e cantato estremo che si alternano senza sosta, un vero e proprio massacro. Consiglio vivamente di ascoltare il tutto in cuffia, si rischia seriamente altrimenti di non riuscire a carpire ogni sfumatura di ogni traccia o peggio ancora di non riuscire proprio a seguire il filo logico della maggior parte dei brani. Non nascondo la felicità nello scoprire che sapientemente la band concede degli attimi pausa solamente negli stacchi hardcore, che donano quel po’ di ariosità alle composizioni altrimenti davvero al limite dell’udibile. Non è necessario citare un brano piuttosto di un altro, mi sembra logico, sappiate che la durata media delle canzoni si aggira attorno ai due minuti scarsi, questo per farvi capire quanto brevi e lanciate possano essere. Forse ecco, l’unica critica che si potrebbe fare e che mi “limita” ad un voto buono ma non ottimo, è proprio il fatto di essere a tal punto distruttivo. In certi frangenti davvero si rasenta il “rumore”, forse un pizzichino in meno di eccletismo avrebbe reso alcuni brani più facili a comprendere.
Ultima nota riguardo al titolo, chiaro riferimento all’elezione di Obama come presidente americano, e ai testi, sempre pungenti e politicizzati al punto giusto.
Insomma, giù il cappello, finalmente anche i Brutal Truth sono tornati a farci gustare un’altra loro prelibatezza, direttamente dallo studio di registrazione. Non posso fare altro che lanciare un’avvertenza però: sia chiaro che non è un prodotto riservato ai palati più vari. Qui si rasenta il delirio, qui gli amanti dell’estremismo fatto musica avranno di che gioire, non è assolutamente un disco per tutti. Ma il metal è anche questo, e se tante band avessero la passione e la dedizione che ha questo ensemble, non saremmo qui a preoccuparci su chi potrà prendere le redini della nostra musica in un futuro non troppo lontano.
Bentornati ragazzi, ora aspetto solo la prova dal vivo delle nuove tracks, sapendo già che sarà un’esperienza felicemente distruttiva.

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