Pubblicato nel 2005
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“And so we lay, we lay in the same grave, our chemical wedding day”… ancora adesso a distanza di sette anni queste parole risuonano nella mia mente. Sono passati più di dieci anni da quando “Tatooed milionaire” uscì sul mercato discografico, e in questo tempo Bruce ha saputo regalarmi con i suoi dischi emozioni che solo pochi artisti riescono ad esprimere e a trasmettere a coloro che li seguono. Bruce non si è mai preoccupato di seguire le mode, ha sentito il bisogno di allontanarsi dai Maiden per creare qualcosa di personale e questi cd come solista ne sono le conferma. Tralasciando il progetto Skunkworks, che a più di una persona è andato di traverso, arriviamo direttamente a delle vere e proprie chicche dell’heavy metal che rispondono al titolo di “Accident of birth” (con cui Bruce torna finalmente a suonare Heavy Metal con le lettere maiuscole) e “The chemical wedding” che tra le altre cose vede il ritorno di Adrian Smith al fianco della Sirena inglese. Ebbene, se questi due album vi hanno emozionato, mandandovi fuori di testa, “Tyranny of souls” farà di più essendo l’esatta fusione dei due precedenti lavori del cantante dei Maiden. L’ugola più famosa di tutto il panorama metal mondiale sta per tornare con un nuovo disco di heavy metal che definire stupendo è dire poco; largo al Re dei Metal, Bruce Dickinson is back!

Com’era da previsione, guardando la splendida quanto inquietante copertina, Bruce continua a parlare, all’interno dei suoi testi, di oscuri temi apocalittici che affondano le proprie radici all’interno della scienza, della teologia e nel suo amore per il volo. Dopo la misteriosa intro “Mars Within”, esplode l’opener “Abduction” sostenuta da una ritmica compatta e serrata, colpisce in faccia più forte di un pugno stendendomi a terra per knok out dimostrando ancora una volta come la coppia Dickinson/Roy Z sia in grado di fare faville. La voce di Bruce è sempre aggressiva e ispirata, capace di trasmettere un’energia incredibile a chi si trova ad ascoltarla. Roy Z, rimasto l’unico chitarrista all’interno della band, è autore di una prova assolutamente convincete dimostrandosi ancora una volta, oltre che un ottimo produttore, un eccellente strumentista. Artefice di un riffing compatto e battagliero, Roy macina riff su riff come un’autentica macchina da guerra riuscendo a dare alle canzoni un tiro micidiale. Semplicemente spettacolare è l’attacco di “Soul intruders” che unisce una ritmica di chitarra macina sassi con una velocissima doppia cassa che sembra uscire direttamente da un disco death per poi rallentare il suo incedere a diventare una classica metal song con un riffing cadenzato e un ritornello aggressivo e ispirato.
Alcuni pezzi traggono diretta ispirazione dall’oscuro “The chemical wedding” sia per i temi trattati che per il sound che ne fa da struttura portante: è il caso di “Kill devil hill” e della title track che alterna una strofa dannatamente intrigante e cupa ad un ritornello più arioso. A ogni modo la vera perla di questa nuova release è a mio avviso “Navigate the seas of the sun” pezzo che vede Dickinson accompagnato da un Roy Z in versione acustica, mentre gli altri strumenti (esclusa la batteria sempre presente) fanno capolino saltuariamente per impreziosire con interventi mirati questa splendida ballad. Ancora una volta Bruce si rivela protagonista di una prova vocale che in più di un’occasione fa venire i brividi lungo la schiena. Dopo la cadenzata ed oscura “River of no return”, che sembra uscire da “The chemical wedding”, si ritorna a un heavy metal più veloce e solare con “Power of the sun”, in assoluto il brano che maggiormente preferisco di tutto “Tyranny of souls”: rapido e diretto, con ritmiche killer e orecchiabili, riesce a combinare magnificamente le liriche di Bruce, che si stampano in testa fin dal primo ascolto, con un sound dirompente ed aggressivo. Si torna invece indietro di circa dieci anni con “Devil on a hog” che fa venire in mente le melodie di alcuni brani di “Tattoed milionaire” soprattutto per il riff di chitarra che accompagna il cantato di Dickinson durante l’energico ritornello.

Dopo questa lunghissima recensione, con la quale spero di non aver annoiato nessuno ma di essere invece riuscito nel trasmettere le emozioni che ho provato durante l’ascolto di “Tyranny of souls”, consiglio a tutti quanti (amanti dei Maiden e non) l’acquisto di quest’album ad occhi chiusi. Bruce Dickinson è l’heavy metal e “Tyranny of souls” è un fottutissimo disco di metal fatto di chitarre pesanti, di soli dirompenti e di canzoni splendide che riescono a racchiudere in quarantacinque minuti di musica più di dieci anni di carriera solista della mia/nostra Sirena preferita. Bentornato Bruce.

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