I Brides of Destruction sono la nuova creatura di due personaggi d’eccezione dell’hard rock losangelino: stiamo parlando di Tracii Guns, co-fondatore dei Guns’n’Roses prima e degli L.A.Guns poi, e di nientemeno che Nikki Sixx, bassista e mente della più grande rock’n’roll band degli eighties e non solo, i Mötley Crüe.
A completare la formazione troviamo alla batteria Scot Googan, già noto per collaborazioni varie al di fuori del mondo metal, ed al microfono l’invece praticamente sconosciuto London LeGrand.
Proprio LeGrand si rivelerà poi una delle sorprese più piacevoli del disco, ma andiamo con ordine. Il genere proposto, direi per fortuna visti i tempi che corrono, non ha niente a che vedere con la fuffa che monopolizza radio e TV e viene spacciata senza vergogna per punk, rock o metal. Differenziarsi dal suddetto piattume e cercare di ricordare a tutti cosa sia il vero rock è anche la dichiarazione di intenti dello stesso Nikki Sixx, e possiamo sicuramente dire che questo disco rappresenta un ottimo primo passo.
I Brides sono un gruppo assolutamente a proprio agio nel 2004, ma che stilisticamente si rispecchia nei primissimi ’90 e trae ispirazione in egual misura dall’hard rock di quegli anni e dallo street metal più abrasivo, ovviamente senza dimenticare gli echi di Crüe ed L.A.Guns.

L’opener “Shut the Fuck Up” è una bordata metallica al limite del punk, con vocals che in certi momenti mi hanno ricordato davvero tanto i Sex Pistols: un pezzo veloce ed arrabbiato, il piu’ pesante del disco, ottimo in apertura. Seguono la più solare “I Don’t Care”, che mi ha riportato alla mente certi Snakepit, e la più “grungy” (ma molto bella) “I Got a Gun”, con un ritornello che non ne vuole sapere di uscire dalla mia testa.
Un riff che, sarà perchè li ho da poco recensiti, mi ha fatto venire in mente i Grip Inc. più cadenzati (sono malato??) fa da introduzione alla hard rockeggiante “2 Times Dead”, uno dei pezzi migliori del disco, dotata inoltre di un ottimo assolo.
“Brace Yourself” è la canzone più rock ed orecchiabile del disco, che vedrei benissimo trasmessa per radio (ma naturalmente figuriamoci…), dotata com’è di un ritmo contagioso ed una bella melodia; si torna quindi alla fine degli anni ’80 con “Natural Born Killers”, un gustosissimo hard rock dall’incedere aggressivo ed allo stesso tempo melodico, con cori ed un ottimo guitar work da parte di Guns.
Il finale del disco, dopo la più moderna e malinconica “Life” e la multicolore “Revolution”, ci riserva una vera perla a nome della splendida e toccante ballad “Only Get So Far”, con una grande melodia (a riprova del talento del “volto nuovo” LeGrand) ed un grande assolo.

Ottima conclusione per un disco che ad ogni ascolto mi piace sempre di più: un bel ritorno sulle scene per due grandi dell’hard rock, un album che se da un lato non è di certo un chissà quale capolavoro sconvolgente, dall’altro è comunque una piacevolissima boccata di aria fresca all’insegna del vero hard rock, lontano da mode e chitarroni iperprodotti. Promossi a pieni voti!

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