Pubblicato nel 2006
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Avevamo lasciato i BISS con l’ottimo terzo album “Face-Off”, una delle migliori uscite del 2005 in ambito hard’n’heavy: a circa un anno e mezzo di distanza, ecco nuovamente sotto i riflettori la band di Ralph Heyne, che ritorna (oserei dire a sorpresa, visti i precedenti) con l’identica formazione del precedente disco.
Un noto adagio recita “squadra che vince non si cambia”, ed in questo caso va detto che il cliché trova decisamente applicazione: stesso cantante (il sempre ottimo Marc Storace), stesso produttore (Michael Voss), stesse, all’incirca, coordinate musicali, per un disco che tuttavia è lungi dall’essere una copia del precedente.
E’ più corretto infatti parlare di logica prosecuzione: se è vero che non ci si allontana di una virgola dallo stile squisitamente ottantiano ma splendidamente aggiornato ed accattivante sviluppato con “Face-Off”, che ritroviamo le coinvolgenti melodie vocali (la splendida “Always”), gli assoli ed i riff imponenti (“Born to Ride”, “Shout it Out”) nonché i sempre sapienti inserti elettronici (l’eccellente “Train of Thoughts”) del precedente lavoro, è anche vero che i ritmi si fanno un po’ più serrati, che la produzione risulta leggermente meno d’impatto e più tagliente, ma soprattutto che i brani riescono a non dare davvero mai la sensazione di “deja-vu” che purtroppo flagella la gran parte delle uscite contemporanee in campo hard/heavy classico.
Le qualità di Storace ed Heyne, alla base del risultato finale (giusto di un soffio inferiore all’eccellente precedente capitolo), mi auguro siano già note non soltanto ai più appassionati: vorrei perciò porre invece l’accento sulle composizioni e sul disco nel suo insieme, che ha una durata ottimale (10 brani per 42 minuti) e si rifà al contempo a tutti i grandi (Priest, Accept, Saxon) ed a nessuno, risultando cioé “classico” ma mantenendo sempre una freschezza ed una classe piacevolissime e difficilmente ritrovabili oggigiorno (vi sfido a nominarmi altri non dieci, cinque dischi nuovi simili in un anno).
Del resto, se la cover del classico delle Heart “Barracuda” risulta a conti fatti essere il brano meno convincente di tutto il disco, questo dovrebbe significare qualcosa…

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