I Belphegor non si smentiscono neanche con quest’ultimo album: “Goatreich-Fleshcult” è un’ulteriore macchina tritacarne nell’archivio di questo gruppo austriaco. Se con il precedente “Lucifer Incestus” si era rimasti colpiti dal ritmo frenetico e brutale dei brani, con “Goatreich-Fleshcult” si verrà proiettati su un campo ancora più pericoloso visto il carattere marziale e distruttivo di ogni canzone che lo compone. Le nove tracce infatti procedono sparatissime, accompagnate da una batteria micidiale, lavoro maestro di Torturer (uno dei talentuosi batteristi che questo gruppo ha avuto), capace di disintegrare abilmente i maggiori residui di lentezza che i Belphegor avevano abbracciato in passato. I riff si concedono a poche pause melodiche, i rari mormorii delle chitarre sono concentrati soprattutto nella parte centrale dell’album (dove si sentono i brani migliori). La voce appare ancora più sprezzante e tagliente, tanto da rendere ogni canzone una sanguinosa rasoiata pronta a massacrare con furia blasfema qualsiasi brandello di cristianità che si trovi a sostare al suo passaggio. Quelle poche volte in cui i ritmi si concedono una breve sosta, come in “Sepolture Of Hypocrisy”, si può assaporare meglio il riffing, che in quest’album sembra esser divenuto leggermente più vario. Peccato solo che queste pause siano davvero poche (un altro valido esempio se ne ha in “Swarm Of Rats”) perché anche se i Belphegor sono eccellenti nelle ritmiche veloci e nei pezzi più massacranti, riescono però a dimostrarsi originali solo nei momenti di distensione, che non ripetono schemi già adottati in passato, ma portano nuova aria sulle note degli austriaci.
Se questo gruppo non mancasse di creatività infatti potrebbe sicuramente essere uno dei migliori tecnicamente (su cd, sia chiaro, perché in sede live il discorso purtroppo cambia). Neanche la grafica si discosta troppo da quella passata. Per fortuna non ci sono più le suore in pose scontate, ma i soggetti restano sempre monastici traslati in senso blasfemo, con l’inserimento qua di strumenti di tortura. L’album è stato poi realizzato per due versioni, una digipack, l’altra LP. In quest’ultima viene presentata anche una bonus track (che non ho potuto ascoltare).

Insomma nel complesso un album che per i fan dei Belphegor non può che essere un’ulteriore conferma del gruppo visto che offre sia le classiche mazzate di black metal furioso e inarrestabile, sia delle hits più lente. Per chi dovesse imbattersi per la prima volta negli austriaci, sono consigliati album del passato.

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