Impennata di stile. Questa volta, a poco più di un anno dal discreto ‘Walpurgis Rites’, gli austriaci demoni Belphegor hanno puntato sulla musica di qualità, maturando così un disco che non verrà ricordato solo per le copertine tra l\’assurdo e il ripugnante (affidata a Joachim Luetke, artista dei Dimmu Borgir, anche la presente ne mantiene la reputazione, e il libretto interno con tanto di modelle in improbabili pose, non è da meno!!). La mente di Helmuth, blasfema e immorale, si è piegata al fascino della barocca cittadina natia, Salisburgo, che diede i natali ad un certo Mozart, ed è proprio dai maestri classici, da Brahms e Mozart, che trae gli spunti il nuovo ‘Blood Magick Necromance’, non rinunciando alle atmosfere demoniache, ma anzi esaltandole sotto forma di cantici quasi-requiem, né alle percussioni a raffica tipiche del blackened death firmato Belphegor, pur se le esecuzioni sono decisamente rallentate, a favore di maggiore esplorazione melodica. L’ingresso dell’ottimo produttore Peter Tätgren, è intuibile già dalle prime note, cristalline e perfettamente distinguibili, ed esalta l’effetto corale sulla voce di Helmuth, costruito con sovrapposizione di 14 riprese. Più profonda e creativa la prima parte del disco, in cui si raccolgono subito i quattro brani più suggestivi e immediati; più aggressiva la seconda, che però tende a ripetersi troppo e non trova il momento di spicco in chiusura. Con ‘Blood…’ comunque, si incorona la maturità musicale e compositiva dei Belphegor, all’apice del loro genio artistico.
I motivo della promozione non a pieni voti è da cercare in una certa ripetitività di fondo, che penalizza leggermente il disco, ma diciamo che se si potesse assegnare il mezzo punto in più, lo farei. Da ascoltare più volte, da immergersi, e da acquistare.

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