Cari lettori di Heavy-Metal.it quella che oggi vi proponiamo è un’intervista a Patrick (non quello del Grande Fratello sia chiaro) cantante degli italianissimi Beholder che proprio in questi giorni hanno sfornato il loro terzo album dal titolo “Lethal Injection”.
La nostra chiacchierata risulta essere molto divertente e Patrick si lascia spesso andare in commenti e aneddoti molto interessanti. Rimanete collegati con noi perché prossimamente i Beholder, in particolar modo nella figura di Patrick, torneranno a colpire con “Labirinto”… STAY TUNED!

Ciao Patrick, un caloroso benvenuto su H-M.it! Innanzi tutto vorrei farvi i miei complimenti per il vostro nuovo cd e che ne diresti di iniziare la nostra chiacchierata presentandolo proprio ai nostri lettori?
Ciao, ti ringrazio per i complimenti! “Lethal Injection” è il nostro terzo disco, su etichetta Dragonheart Records. E’ un album differente dai precedenti “The Legend Begins” e “Wish For Destruction”, sotto molti punti i vista.

Siete finalmente arrivati al fatidico terzo album: credi che “Lethal Injection” sia il vostro miglior disco? Perché?
Penso che lo sia, per diversi motivi. Dal punto di vista del sound siamo riusciti ad evolvere la proposta musicale creata con “Wish For Destruction”, portando le composizioni verso qualcosa di più melodico, mantenendo strutture e riff heavy metal come nel nostro stile.
Anche le due voci sono maturate fino a trovare la giusta alchimia, e gli arrangiamenti sono stati ben curati dai musicisti della band anche grazie all’apporto decisivo della produzione di Luigi Stefanini ai New Sin Studios.

Avete abbandonato le copertine in stile fantasy e avete realizzato una cover che genera (almeno a mio avviso) molto stupore e più che far pensare ad un gruppo power sembra che vi cataloghi come un gruppo industrial o in ogni modo nu-metal… come mai questa scelta?
Abbiamo volutamente abbandonato le copertine stile fantasy per cercare di rappresentare, con una foto e non con un disegno, la disperazione e l’angoscia che trasudano dai testi di “Lethal Injection”. E’ una copertina molto rischiosa, non c’è dubbio, in un mercato in cui la maggior parte della gente guarda il disegnino e si esalta, ma crediamo che rappresenti perfettamente lo stato di follia che si respira all’interno dei brani. Lo stesso nostro look o i colori di sfondo acidi del booklet seguono questa scelta concettuale.

Dove avete scovato il tizio in copertina? È forse Mr. Grady?
No no! Delbert Grady è il custode dell’Overlook Hotel nel romanzo “Shining” di Stephen King, quello che anni addietro (prima che il protagonista accettasse quel lavoro di custode durante la chiusura invernale) fece a pezzi la moglie e le figlie con l’accetta!
Invece il protagonista della nostra copertina è Davide Ferazza, un nostro amico che si era già prestato ad interpretare il ruolo del “clone” nel videoclip di “Wish For Destruction”. A lui è stato chiesto di incarnare con la sua mimica facciale (dovresti vederlo dal vivo, è inquietante!) lo stato d’animo del protagonista della title-track “Lethal Injection”, un condannato a morte che sta per essere giustiziato.

Com’è nata la collaborazione con Roberto Tiranti? Penso che “Far Away” sia semplicemente stupenda ed emozionante.
Ti ringrazio di cuore! A questo punto dell’intervista mi chiedo perché non abbia recensito tu il nostro disco sul tuo portale visto che al tuo collega evidentemente non siamo piaciuti poi così tanto eh eh!
Ad ogni modo, la collaborazione è nata così: io e Vikar abbiamo scritto “Far Away” e pensato ad un duetto maschile, che si adattava al testo “d’amore” della canzone. Così io ho pensato di invitare Roberto, che è un amico da anni, a duettare con me. Era un’esperienza artistica che non vedevo l’ora di fare e siamo davvero soddisfatti del risultato finale.
Spero che si capisca dall’interpretazione che la lontananza, nelle storie d’amore, è un ostacolo difficilissimo da superare, e questo deriva da qualcosa di “vissuto” che volevo raccontare in questo brano.

Parlami dei temi e dei testi che compongono il nuovo album.. siamo di fronte ad un concept oppure ogni canzone non centra niente con le altre?
“Lethal Injection” non è un concept-album, però la maggior parte dei brani sono legati dal filo conduttore tematico della follia umana, e quindi abbiamo testi legati al tema della depressione, al tema dello sdoppiamento della personalità.. testi che narrano le nostre paure.. poi c’è il tributo a Stephen King con il sopraccitato Shining che abbiamo ripresentato con “The Overlook Hotel” e “Mr.Grady”.. ma sul disco c’è anche spazio per brani dalle differenti sensazioni, per esempio “Daydream” che è un inno alla libertà dell’individuo di seguire i propri sogni e le proprie ambizioni, poi la suddetta “Far Away” è una love song piuttosto triste come lyrics, mentre “Lay Down The Law” è un po’ la Rotta per casa di Dio dei Beholder eh eh!

Ho avuto occasione di vedervi dal vivo poco tempo fa al Mephisto assieme ai Vision Divine: com’è andato il tour con loro? Siete pienamente soddisfatti o no?
Non potremmo non esserlo! E’ stato fantastico girare l’Italia con un gruppo straordinario, composto da musicisti validissimi ma soprattutto da splendide persone, con le quali è nata un’amicizia che continua tuttora nonostante il tour sia finito.
Le date poi sono state molto soddisfacenti, forse Alessandria è stata la meno seguita, ma per esempio a Reggio Emilia il Transilvania Live era pieno ed è stato un concerto fantastico. Speriamo davvero di avere modo di suonare ancora assieme alla band di Olaf che non finiremo mai di ringraziare per averci invitato in tour con loro!

Ricordi qualche scenetta divertente durante il tour di supporto al gruppo di Olaf?
Ah beh ce ne sono a caterve.. il Tower (bassista dei VD) che giunge al Mephisto con i punti sulla fronte dopo aver preso lo sportello della macchina in testa (hahahaha questa me la ricordo!! n.d.a.).. il nostro chitarrista Mayer e il loro chitarrista-live Federico che progettano un gruppo tamarro chiamato “Yellow Dog” e cominciano già a fare delle foto al Blackout di Roma, a gattoni per terra con la gamba alzata.. io e il Luppi che ci riprendiamo con la telecamera mentre riproponiamo una puntata di “Gusto” (hai presente la rubrica del TG5 eh eh?).. insomma siamo tutti dei pazzi!

Sarete presenti a qualche festival estivo e avrete un vostro tour da headliner?
Alla prima domanda devo purtroppo rispondere negativamente, per fortuna siamo stati prenotati per due festival dell’estate prossima, ma quest’estate niente da fare.
Invece da ottobre vorremmo partire con le nostre date da headliner di supporto a “Lethal Injection”, dunque tenetevi tutti pronti perché torneremo a devastare i palchi italiani molto presto!

Come sono i Beholder nella vita di tutti i giorni?
Il nucleo formato dal sottoscritto, Mayer, Vikar e Raven è un nucleo di grandissimi amici. Siamo tutti amanti del divertimento, ci accomuna la passione per la musica e amiamo stare insieme. Poi c’è anche Mario, il nostro session-drummer, col quale ho sempre il piacere di dare vita a grandissime sfide a poker! Anche lui pur non essendo membro della band effettivo, fa parte comunque del nostro gruppo di amici.

Una domanda curiosa: come mai avete scelto il nome Beholder come moniker del gruppo?
L’ha scelto il primissimo nostro batterista, facendo riferimento al mostro di D&D, il gioco di ruolo. Mi è sempre piaciuto come nome, suona bene, è trisillabo e quindi va benissimo per i cori da stadio eheh, e poi identificava anche molto il genere da noi suonato specie con “The Legend Begins”.

Proseguiamo sempre con le curiosità: il momento peggiore e il momento migliore della vostra carriera?
Il migliore: suonare davanti a migliaia di persone al Gods of Metal. Non c’è dubbio che sia l’esperienza live più esaltante per un musicista.
Il peggiore: deve ancora venire… non gufiamo dai!!!

Penso che sia molto interessante l’idea di avere al tempo stesso una voce maschile ed una femminile… come è nata l’idea?
E’ nata per caso, agli inizi del gruppo, quando io suonavo anche la chitarra ritmica. Per comodità mi è stata affiancata una voce femminile, e l’idea è stata mantenuta anche quando ho abbandonato la sei corde per dedicarmi esclusivamente al microfono. Era una proposta nuova, in ambito power, c’è sempre piaciuta ed è diventata col tempo il nostro trademark!

Quali pensi possano essere le principali differenze tra questo e i vostri due precedenti lavori?
Sicuramente l’aspetto grafico e il look della band sono cambiati molto, oggi siamo notevolmente diversi dai Beholder di “The Legend Begins”. Il sound altresì è maturato, trovando un giusto equilibrio tra le strutture tirate ed heavy e le melodie orecchiabili e di immediata presa.
Anche a livello di testi poi, ho svolto un lavoro su questo disco molto differente come ti ho spiegato in precedenza, e questo è un notevole passo avanti rispetto ai precedenti concept-album.

Come nascono le vostre canzoni?
Io sono autore della maggior parte dei brani, porto l’ossatura del pezzo al resto della band con cui si lavora sugli arrangiamenti. Tutti portano il loro contributo musicale in fase di arrangiamento, e qualcuno di noi ogni tanto si cimenta anche come autore, con ottimi risultati tra l’altro (Mayer ha composto “World Leaders” che è uno dei nostri migliori brani, Vikar scrive le nostre intro e ha collaborato con me su “Far Away”..).

Facciamo un salto nel passato.. come sono nati i Beholder?
Per gioco! Il primissimo batterista, quello che diede il nome alla band, ed io volevamo partecipare ad Emergenza Rock per divertirci un po’, e così abbiamo tirato su una prima line-up… da lì è successo di tutto, siamo arrivati fino in semifinale, il gruppo ha subito i primi cambi di formazione, e la cosa è diventata più seria.
Da lì in poi, le mie ambizioni sono cresciute molto e ho voluto dare gran professionalità a questo gruppo, così purtroppo si è dovuto superare il concetto di amicizia ed entrare in una dimensione più “lavorativa”, operando scelte per il bene della band e portando il gruppo avanti nel miglior modo possibile.
Se in 5 anni abbiamo inciso 3 dischi e suonato al Gods of Metal, direi che ci siamo riusciti!

Dopo il passato non resta che parlare del futuro…cosa dobbiamo aspettarci dai Beholder?
La risposta migliore è: di tutto! Siamo 5 pazzi che non hanno limiti, possono veramente essere pericolosi se messi assieme. Io in primis sono un autore che può spaziare in ogni genere senza problemi, quindi il quarto disco dei Beholder sarà un’ulteriore evoluzione del nostro sound, aspettatevi di tutto perché vogliamo imporci sempre di più in Italia e all’estero. E’ la nostra vita, è il rock ‘n roll!

Siamo in chiusura, a voi la parola per un saluto ai nostri lettori.
Dico STAY LETHAL a tutti i lettori di Heavy-Metal.it, mi auguro che ci veniate a trovare sul nostro sito www.beholderofficial.com che è stato da poco rinnovato nella veste grafica dal nostro webmaster Dario.. e per il resto.. continuate a supportare l’heavy metal che ha bisogno di tutti voi!!!

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