Beatrik: un nome che nel giro di tre anni è diventato una garanzia nel panorama black metal. Nessuna formula magica, ma solo tante emozioni racchiuse in due album superbi, ricettacoli di sentimenti oscuri e talmente intimi da rendere difficile la loro decifrazione. Alla fonte di queste note un musicista, Frozen Glare Smara, che si è dimostrato non solo raffinato compositore di sensazioni, ma anche persona gentilissima e interessante.

Ciao, prima di tutto volevo complimentarvi con voi per i due album realizzati.
Ti ringrazio.

Parlando del nome Beatrik… dalla canzone omonima di “Journey Through The End Of Life” questo nome sembra essere quello di un cacciatore.. potete spiegarmi bene il significato e chiarirmi perché avete scelto questo monicker?
Si, è esatto, è il nome di un cacciatore, tratto da un’antica leggenda della mia zona. Si racconta che questo essere, dalle sembianze decisamente disumane, vaghi per i nostri boschi accompagnato da centinaia di cani infernali in cerca di qualcuno da uccidere. Come vedi è un nome che racchiude significati piuttosto oscuri e macabri e a quel tempo ho pensato che potesse adattarsi bene allo scopo. Credo che sia anche decisamente originale e difficilmente confondibile con quello di altre band.

Passando al vostro ultimo album, devo dire che rispetto al lavoro precedente mi è sembrato molto più angosciante e cupo. Addirittura la voce mi pareva dilaniata da un profondo malessere interiore. Potete spiegarmi che “filosofia” o “stato mentale-esistenziale” sta dietro a “Requiem Of December”?
Sono contento che tu sia stata attratta subito da queste sensazioni perché lo scopo principale di questo secondo album è proprio l’aver voluto trasportare in musica degli stati d’animo quali disperazione, solitudine, angoscia, paura, ecc. provocati dalla perdita definitiva di qualcosa o qualcuno, attraverso la morte, ovviamente. Questo è, in sostanza, il “concept” di “Requiem Of December”. Ogni scelta compositiva, arrangiamento e suono sono dovuti sottostare a questo tema. La voce, in particolare, ha un ruolo molto importante in tutto questo e ha proprio lo scopo di enfatizzare le sensazioni di cui ho parlato poco fa.

Mi pare che il nodo centrale del vostro concept sia la morte: prima rivolta all’uomo, ora alle stagioni. Ma che pensiero avete di essa? Cosa rappresenta per voi questa parola?
La morte riveste un ruolo fondamentale. Noi tutti sappiamo che è a causa di essa che un giorno dovremo abbandonare anche quelle poche cose piacevoli che ci sono su questo mondo e che sono le uniche cose che ci fanno andare avanti. L’uomo sa che deve morire e sa che nell’istante in cui lo farà, dovrà abbandonare tutto per sempre. Questo non può che provocare un profondo senso di disperazione, angoscia, paura e tristezza in quanto non credo in una vita dopo la morte.

C’è un’emozione o un qualcosa che avete cercato di porre in maggior rilievo in quest’album rispetto a quelli precedenti?
Come accennato nelle precedenti risposte, tutto ruota intorno alla disperazione, alla solitudine, alla tristezza, ecc. La mancanza che ho subito riscontrato nel debut-album “Journey Through The End Of Life” è stato proprio quello di non essere sufficientemente espressivo e profondo in questo senso. I due lavori sono sicuramente molto diversi tra loro ma credo si possa riscontrare anche una certa continuità. Questo secondo, dal mio punto di vista, è riuscito molto meglio in questo intento rispetto al precedente.

Nel vostro caso è giusto considerare la musica come un’espressione artistica per portare in superficie certi conflitti interiori? In caso negativo, come vivete questa passione?
Credo che tutte le forme d’arte abbiano il potere di portare in superficie i conflitti e gli stati d’animo di chi le crea e la musica certo non si sottrae a questo. Sono convinto che la musica possa rivelare molto della personalità di chi la compone o almeno di una parte di essa.

Che altre passioni avete oltre ad essa? C’è qualche scrittore o pittore che amate particolarmente, o che sentite vicino al vostro sentire?
Ho anche altri interessi e attività in quanto, ovviamente, non riesco a vivere di sola musica. H.P. Lovecraft ed E.A. Poe sono tra i miei scrittori preferiti. Mi piacciono molto i racconti nei quali descrivono luoghi e paesaggi dei quali riesco quasi a sentirne gli odori e le atmosfere, a vederne i paesaggi desolati. In certi periodi mi interesso anche di storia del ‘900 ed in particolare della Seconda Guerra Mondiale. I libri riguardanti le persecuzioni degli ebrei e i campi di concentramento sono pieni di disperazione e morte. Non ho pittori preferiti ma alcuni quadri li trovo stupendi. Probabilmente preferisco la fotografia.

Più in generale, come nasce un album Beatrik?
Generalmente incomincio dai riffs di chitarra e dalle strutture in generale. Successivamente mi incontro con Vidharr per decidere insieme le parti di batteria. Speso le songs subiscono modifiche e miglioramenti in un arco di tempo piuttosto lungo, anche due anni, fino al punto in cui mi soddisfano totalmente. Alla fine scrivo i testi e quindi possiamo registrare. Come già detto, lo scopo principale di quest’ultimo album è stato quello di renderlo il più disperato e malinconico possibile e quindi ogni nuovo riff e canzone sono stati influenzati da questo.

Qua in Italia siete stati celebrati un po’ da tutti i magazine e da tutte le webzine. Fuori dal nostro paese invece, come vi ha accolti la critica?
Dopo l’uscita del primo album su vinile, nel 2002, credo che fossimo più considerati all’estero che qui in Italia. Dai paesi di lingua tedesca, in particolare, mi sono giunti diversi apprezzamenti. Dopo la stampa di quell’album su CD, il nome della band è incominciato a circolare con più insistenza e ora, con quest’ultima uscita, sta andando ancora meglio. L’Avantgarde ha distribuito diversi promo e per fortuna ho letto recensioni molto incoraggianti sia in Italia che all’estero. Ce n’è qualcuna anche di non troppo positiva ma sarebbe un’illusione pensare che un disco come questo possa piacere a tutti. Nel complesso, per ora sono molto soddisfatto.

Vi vedremo mai suonare dal vivo? E in tal caso c’è un gruppo in particolare con cui vorreste condividere questa esperienza?
Non abbiamo mai suonato dal vivo e dubito fortemente che incominceremo a farlo da qui in avanti. Non ho mai visto molto positivamente i live-show che, secondo me, scadono quasi sempre nel puro esibizionismo. Sono convinto che la nostra musica, ma anche quella che ascolto abitualmente, si possa godere appieno soltanto nella più completa solitudine. Il Black Metal dovrebbe essere il genere musicale/filosofia che meglio di ogni altra incarna aspetti quali l’isolamento, l’oscurità, la misantropia. Esattamente al contrario del live show che rappresenta l’incontro tra amici, il divertimento, ecc. In secondo luogo, per fare dei live dignitosi si deve provare molto e personalmente non ho molto tempo da dedicare a questo, preferendo concentrarmi sulla composizione di nuovo materiale.

Nell’ambito del depressive black siete in contatto con altri gruppi della scena italiana?
Ho saltuariamente contatti con Forgotten Tomb ed Enthroning Silence, per quel che riguarda il “sotto-genere” da te menzionato mentre qualche volta incontro Near e Chelmno che suonano un Black Metal più classico. In generale, non ho molti contatti e raramente ne cerco.

Scusa la domanda leggermente fuori tema, ma ti volevo chiedere solo una curiosità, per quanto riguarda l’altro tuo progetto, i Tenebrae in Perpetuum. È vero che uscirà uno split con gli Horna?
Tenebrae In perpetuum e Beatrìk hanno la stessa line-up, comunque si, in giugno uscirà lo split 7″ep Horna/Tenebrae In perpetuum rilasciato dalla francese Debemur Morti Prod. La song del nostro lato è sicuramente una delle migliori che abbiamo scritto finora. Poi, se a qualcuno interessa, stiamo lavorando alle canzoni che finiranno sul secondo album e speriamo di riuscire a registrarle entro la fine del 2005.

Nel giro di due anni avete girato ben 3 etichette diverse. Adesso pensate di essere arrivati a una stasi con l’Avantgarde o state già pensando ad altri possibili accordi?
Il terzo eventuale album in versione CD uscirà ancora sotto Avantgarde in quanto gli accordi presi tra noi e la label prevedono questo, oltre al fatto che ci stiamo trovando decisamente bene con loro. Nell’underground questi cambi di etichetta accadono piuttosto di frequente, soprattutto perché molte label si occupano solo di CD o solo di vinili. Per quel che ci riguarda, stiamo valutando le offerte di altre etichette interessate a rilasciare l’LP, poiché l’Avantgarde non stampa molto spesso i propri lavori in questo formato, preferendo darli in licenza.

Grazie per il tempo concessomi. Se volete aggiungere qualcosa..
Non ho niente da aggiungere, voglio solo ringraziarti per il supporto e per lo spazio concessoci.

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