Attivi da ben dieci anni I tedeschi Bastard, solo oggi, dopo un ep datato 2002 e un demo del 2005, arrivano al loro debutto ufficiale. Ammetto di non aver mai sentito parlare della band teutonica, autrice di questo “Aftermath”, album incensato dalla stampa del loro paese: evidentemente i tedeschi sono molto bravi nel proteggere e glorificare band mediocri, l’importante è che provengano dalla loro nazione, mentre cercano sempre il pelo nell’uovo per le band straniere. A parte questa piccola frecciatina ai colleghi tedeschi, passiamo ad analizzare “Aftermath”. La band proveniente da Pforzheim con quest’album si lancia in un classico death metal, di matrice old school, almeno nella concezione stilistica, ma con una produzione troppo pulita e moderna, poco incisiva e tagliente, che si basa prevalentemente su tempi mai troppo sostenuti, infarcito di influenze heavy metal, per quanto riguarda gli assoli e le armonizzazioni di chiara matrice maideniana. Le song presenti sono ben dieci, ma fortunatamente queste non superano mai, fatta eccezione per “Life After Death”, il 4 minuti di lunghezza. Nonostante la breve durata dei brani, l’album risulta lo stesso noioso e piatto. Le song sono tutte strutturate nella stessa maniera, unica variante è data da qualche blast beat presente su “Lord of Lies” e da qualche sfumatura thrash, ben udibile sulla sesta traccia “Brain Corrosion”. Il resto del cd è un susseguirsi di tempi medi e la disperata ricerca di un groove, che però non viene mai trovato e che invece scade in un susseguirsi di riff banali e inoffensivi come un cannone dalle polveri bagnate. “Aftermath” dunque è un album, a mio parere, inutile e di cattivo gusto, che di certo non potrà dare visibilità a questa band, anche se i miei colleghi tedeschi sostengono il contrario.

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