Grandi!!
Era da parecchi mesi che, escludendo l’ultimo Overkill, non usciva un disco thrash davvero grande, e non mi sembra quasi vero di avere fra le mani un disco nuovo di tale qualità.
I Ballistic sono la nuova creatura del veterano Tom Gattis, noto agli appassionati per la sua militanza negli storici Deuce ma soprattutto per i grandi Tension di “Breaking Point”: a completare la formazione della band troviamo poi il batterista dei Jag Panzer Rikard Stijernqvist, il bassista Tim O’Connor (anch’egli ex-Tension) ed il giovane e talentuoso chitarrista bulgaro Peter Petev.
La proposta musicale è puro, vero thrash metal della vecchia scuola, lontano dalle aberranti commistioni con lo swedish death che oggigiorno vengono spacciate per thrash: il sound, comunque, è tutt’altro che “retró”, risultando assolutamente contemporaneo anche senza le iper-produzioni che tanto vanno di moda e dimostrando (per chi ancora non l’avesse capito) che per ottenere un vero “muro sonoro” occorrono i buoni riff e le buone canzoni, non i suoni stra-pompati.
Ed è proprio il songwriting che certo non manca ai Ballistic: il disco dura più di 44 minuti ma fila via velocemente, sull’onda di ritmi sempre sostenuti, di valanghe di riff, di stacchi, di assoli, di melodie incalzanti.
Queste ultime sono uno dei maggiori punti vincenti che fanno di questo debutto un gran disco: che si tratti delle trame chitarristiche o delle beffarde linee vocali di Gattis, la melodia è sempre in primo piano e tiene l’attenzione dell’ascoltatore costantemente alta.
Sfido chiunque, inoltre, a resistere per più di due minuti senza mettersi a fare headbanging e a gettarsi in assoli di “air guitar”! Grandi ritmiche e grandi solismi caratterizzano infatti questo disco: davvero notevole la prestazione del giovane Peter Petev, ed una nota la merita anche il bassista O’Connor, musicista di grande personalità protagonista anche di un assolo (si, di basso) nella title-track.
Credetemi, tutti i superlativi utilizzati fino ad ora sono pienamente giustificati: le canzoni hanno una struttura imprevedibile, spumeggiante, dove i numerosi tecnicismi fulminanti non fanno che aumentare il tiro e la tensione dei pezzi.
Dovendo descrivere grosso modo il sound dei Ballistic, potrei citarvi Overkill (specie per certe linee vocali), Megadeth (per certi stacchi e certi riff), Accept (nei pezzi più classicamente heavy), oltre ovviamente alle precedenti band di Gattis: ma, il realtà, lo stile non è riconducibile a nessuna fonte di ispirazione predominante.
Impossibile anche citare il pezzo migliore: dall’ottima “Corpse Stacked High” all’esaltante “Call to Armageddon”, da “Call Me Evil”, pezzo da headbanging puro, alle violentissime “Threshold of Pain” e “Bloodbath!”, la qualità è sempre ottima, senza cadute di tono.

Personalmente, una delle migliori uscite dell’anno, che non uscirà tanto facilmente dal mio lettore.
Buy or Die!!

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