“IT’S NOT THE END” è il debut album dei Badmotorfingers. La band nasce nel 2006 per volere dei fratelli Federico e Alessandro Mengoli detti rispettivamente Heavyrico e Alex. A loro si Aggiunge il cantante , nonche “reverendo” Stefano Altobelli , al basso Massimiliano Tommesani e alle batterie …… dopo un cambio di line up, giungiamo veloci e diretti al 2013 con Fabio “Barra” Bussolari, che, dopo aver ascoltato bene l’album , a mio modesto parere, con Heavyrico, sono stati i protagonisti principali del disco per una certa “scenografia” musicale. It’s Not The End , non è la fine (del mondo) anzi, è un lavoro più che rispettabile anche se risulta difficile apprezzarlo alla prima passata, soprattutto per le prime tracce, ma andiamo per ordine e scopriamolo:

Introduction prepara il terreno, o meglio il sound, impervio ed avventuroso verso la paura, appunto The Fear, seconda track, dove un hard ben eseguito accoglie la voce molto, molto particolare del cantante. Al primo ascolto potrebbe essere eterogenea , a rilento rispetto all’attacco strumentale, detta come va detta a volte “nun c’azzecca”, ma tutto sommato questa è una caratteristica che si manterrà coerentemente in tutto il disco ed è questa la cosa importante da sottolineare: finchè c’è coerenza c’è speranza. Voce particolare che comunque si adatta perfettamente al genere, ricordandoci quella di Kilmister, ma con una sorpresa o più precisamente con un parere personale che svelerò solo a fine recensione. Per ora la definisco come un growl “congenito” , appena appena accennato, mantenuto comunque per tutta l’esecuzione del disco, che imprime ancora di più il clima granitico e grintoso del disco e i suoi toni poco morbidi.

Si passa alla martellante ma evocativa, dal punto di vista testuale, Ghost, alla heard n heavy Ride the Storm, con riff e ritornello coinvolgenti e calzanti che aprono la nostra visione sul genio futurista di Tesla; la rock n rolleggiante e rabbiosa Loser, dove la batteria riesce a rapire gli abili riff di chitarra, per sbattere la faccia verso unaa motorheadiana Nightmares, pezzo splendido, dove tutti gli strumenti, voce compresa, riescono veramente a tirare fuori l’anima sporca e rude , screziata paradossalmente dalla voce femminile e “ad hoc” di Viviana “LaViv” Cappelli, che stacca dalla linea tenebrosa tenuta fino ad adesso. Una intro nostalgica da il via all’ esplosione, moderatamente “Metallica”, di Brand New Day , pezzo dal clima più hard’nheavy moderno, che in finale si riesce a differenziare per il parallelismo vocale grazie alla partecipazione della vocalità più “luminosa” di Sangermano dei Sange Main Machine, nonché autore proprio del testo, come segno di positività appunto per un nuovo giorno.

Ripartiamo con le martellate indignate di No Second Chances, dove si narra della delusione nei confronti di certi falsi amici, fiondiamoci in Afterlife , dove un intro più triste e funereo ci accompagna proprio all’interno di un cimitero, che attraverso l’introspezione e la riflessione mantiene una linea decadente nella parte riflessiva, per poi esplodere, moderatamente, al clima un po’ più depressivo che si respira nel pezzo. Beginning of the End parla della sfiducia nei confronti di una politica e di una società morta, quindi della frustrazione arrabbiata, tutto questo rafforzato da cori possenti che rinforzano e sostengono la performance del Reverendo. Perfetto stile Motorheadinao , sporco, incivile e disordinato di Rebel, in cui una buona dose di carica e galoppate energiche toccano punte di NWOBHM.
Inside Insanity è una “reprise” a livello testuale di Nightmares, in cui le paure che abitano le nostre vite sono destinate a portarci ai margini dell’accettabile per gli altri, alla pazzia e questa canzone tira fuori il vero timbro dei Badmotofingers.
L’ultima track è la cover di Rock ‘n Roll dei Motorhead che personalmente è resa molto più piacevole rispetto all’originale; vuoi per abitudine di averla ascoltata, vuoi perché, la seppur rude ed intrigante voce di Kilmister, riesce tuttavia ad essere sostituita egregiamente da qualcosa di similare come la voce di Stefano, ma sicuramente più giovane e un po’ più profonda, nonché più piacevole.

Hanno ancora da perfezionarsi questi “ragassuoli” che tuttavia dimostrano di aver creato un disco animato da significati e tematiche importanti. Un disco che legge l’anima anche del più sporco metallaro e riesce a tirarne fuori così l’essenza affascinante e ‘vichinga’, ma anche tanto sensibile alla realtà, arricchendosi inoltre di una modernità che non solo fa finalmente staggare la loro nomea di cover band, ma che valorizza un hard and heavy che ha fatto la storia, sia per loro e sia per molti di noi.

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