Non avevo sentito nulla degli Autumnblaze prima di ascoltare questo album, ma dopo aver fatto girare per molto tempo “Mute boy sad girl” nel lettore cd credo proprio che dovro’ recuperare qualche loro lavoro precedente. Mi sono procurato infatti questo album dopo averne sentito parlare molto bene e, pur non condividendo l’entusiasmo fuori parametro che questo cd ha scatenato in qualcuno, ho apprezzato davvero tanto i nove pezzi di “Mute boy sad girl”…
Ma chi sono questi Autumnblaze? La band e’ in realta’ formata dal solo Markus B., aiutato dal tecnico del suono dello studio in cui registra (tutti i brani sono comunque scritti da Markus). La musica di Autumnblaze puo’ essere descritta come una miscela tra i Radiohead ed i Katatonia nuovo corso. I brani sono infatti tutti pervasi da una malinconia nostalgica e calda, e spesso l’elettronica fa capolino, ma invece di portare freddezza rende il tutto ancora piu’ “avvolgente”. E’ proprio questa la caratteristica che colpisce di questo album, la capacita’ di dare una sensazione contrastante di nostalgia e di benessere interiore allo stesso tempo.
Le canzoni sono poi caratterizzate ognuna da determinati elementi, ma questo “mood” e’ il filo conduttore di tutti i brani. Se vi state chiedendo come possa suonare la miscela di cui parlavo sopra cercate di immaginarvi un delicato tappeto di chitarre, accompagnato da lievi tastiere e da una batteria per nulla invadente… tutto cio’ e’ poi sovrastato da una voce molto bella, che con la sua interpretazione fa capire quanto questo sia un album “sentito” da chi lo ha registrato.
Quanto detto non vi basta? Volete anche qualche titolo consigliato? E’ difficile scegliere, comunque il primo nome che mi viene in mente e’ “A crow on my shoulder”, bellissimo pezzo in cui delle malinconiche chitarre e tastiere fanno da sfondo alla rassegnata voce di Markus, che evoca immagini di gioia perduta e di consapevolezza della propria condizione, immagini che vengono poi attraversate da una rabbia colma di tristezza (anche grazie al sopraggiungere di alcuni inserti elettronici davvero riusciti). Altro pezzo notevole e’ “Can’t save anyone”, che riesce ad incorporare in se’ anche alcuni elementi vagamente trip-hop. Ma potrei citare anche “Never felt like this before”, dotata di un ritornello che ribalta l’atmosfera che pervade le strofe della canzone (e ancora una volta l’elettronica e’ usata in maniera decisamente superba!!) o “The Nature of music”, nella quale si fanno notare un pianoforte e delle nacchere.
Insomma, ci troviamo di fronte ad un album delicato e dolce, uno di quelli che si insinuano lentamente dentro di voi grazie alle loro melodie… ci sono dentro malinconia e dolcezza, la parte strumentale e’ davvero bella (per non parlare della voce), e il tutto e’ espresso con una sincerita’ disarmante… cosa volete di piu’?

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