Uscito già nel 2009 negli Usa, arriva ora in Italia questo “Dethroned”, album del nuovo progetto di Alan Tecchio, già protagonista di act con band quali Hades e Watchtower. Il gruppo propone un concept album ispirato ai lavori letterari di Ray Kurzweil, conosciuto per i sui libri ambientati in scenari post apocalittici che molto potrebbero aver a che spartire con i film della saga di Matrix, ovvero un universo in cui le macchine hanno preso il sopravvento sull’umanità e gli ultimi barlumi di speranza della scarna popolazione umana terrestre risiedono nella tecnologia.
Cosa ci propongono i quattro musicisti?
Un mix tra progressive metal e heavy metal ottantiano, una sorta di blend tra i Queensryche e gli Iced Earth, in particolare nell’epoca di Tim “Ripper” Owens, soprattutto in virtù della somiglianza vocale tra il singer americano e Tecchio, unica vera nota a spiccare in questo album, con una versatilità e personalità nelle linee vocali non indifferenti, tali da passare con semplicità apparente dal clean alle tonalità più alte, culminando a tratti nel groove più baritonale e oscuro.
L’album è diviso in tre parti, per meglio scandire le fasi salienti del concept.
Il lavoro si lascia assolutamente ascoltare nella sua interezza, tra armonia e piacevolezza immediata, tra momenti riflessivi quali ” How were we supposed to know”, song proposta come bonus anche in versione acustica, e accellerazioni aggressive come la buona e solida title track.
Non mancano gli spunti positivi in questo imponente e intricato lavoro, mix di letteratura e musica, ma buona parte dei brani propone le medesime linee guida, tanto da apparire alla fine un po’ scontati e noiosi, non proponendo alcunchè di personale.
Un disco che fa del mix tra generi il proprio cavallo di battaglia, ma che in nessuno di questi pare eccellere in modo determinante.
Le cose migliori i nostri le propongono quando i toni delle song si fanno più veloci ed aggressivi, in cui la vena hard rock di Justin Jurman (anche compositore di molti dei brani) viene a galla in maniera esponenziale – vedi “Every Day (The Body speaks) -.
Insomma, un album buono ma niente di più, consigliato a chi ama visceralmente queste sonorità e ai fans dei “Terra Ghiacciata – Iced Earth” tempi Owens.

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