Dopo tanti anni di dura gavetta arrivano al loro debutto discografico i nostrani Auticada, fautori di questo Aurea, album di prog rock sinfonico cantato in italiano, come a voler affermare che il genere può ritornare in auge anche con la lingua madre.
Ad essere onesto, ero molto scettico nei confronti di questo album, perchè avevo sonoramente stroncato il loro precedente e ultimo demo.
Non nascondo il mio stupore e la mia meraviglia durante l’ascolto di Aurea. E si’, perchè se il demo era inascoltabile, per via della pessima registrazione, ma lasciava intravvedere qualcosa di positivo, con il debutto sono riusciti a eliminare (quasi) ogni segno di imperfezione. La resa sonora è veramente ottimale; i cinque musicisti, alcuni dei quali sono cambiati rispetto al demo, riescono ora ad esprimere al meglio il loro valore.

Ma come siamo dal punto di visto della qualità dei brani proposti? Le impressioni suggeritemi dal demo vengono completamente stravolte. Il gruppo non ha qualcosa da dire, ma anzi ha molto da dire: qualitativamente i brani sono decisamente buoni.
Certo ci sono alcune imperfezioni, ma quando senti un miglioramento così clamoroso ti entrano in un orecchio ed escono immediatamente dall’altro. Aurea è un album molto godibile, da ascoltare dall’inizio alla fine con soluzioni fortemente soft, anche se la chitarra è sempre bhen presente, e con un fortissimo senso per la melodia. Non ci sono evidenti progressioni o cambi di tempo, ma le canzoni si susseguono in modo molto lineare, come una storia con un inizio, un corpo ed una fine.
Lodevole l’interpretazione di Riccardo Roverso, veramente molto ispirato. Positiva l’alternanza tastiera/chitarra di Pirotti/Piasenti: chitarre grintose fanno da contraltare alle onnipresenti tastiere, anche se rimangono in ambito prevalentemente atmosferico e quasi mai solistico. Ottimale anche la sezione ritmica capitanata da Lamagni e coadiuvato dal bassista Baldini.

Difficile scegliere dei brani, per via della struttura unica dell’album, ma se proprio devo segnalarne qualcuno potrei citare il grintoso “La Strada Delle Ombre Lunghe” e il pianistico “Nel Mio Blu”, veramente ispirato. Altro brano sicuramente degno di nota è il dinamico ed incisivo “Sangue Nell’anima”, il brano (forse) più vicino al prog metal dell’intero album. Onestamente però ci sarebbero da segnalare quasi tutti i brani di questo Aurea.

Quindi concludendo posso affermare che gli Auticada possono farsi notare veramente tanto, anche e soprattutto all’estero.
Intanto consiglio di reperire questo dischetto, non ve ne pentirete.

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