Ennesima creatura del sempre più attivo Christian Rivel. Anche questi Audiovision, infatti, nascono da una costola del bravissimo cantante dei Narnia ed anche loro portano levata al vento la bandiera del melodic metal di qualità (Rainbow, Europe) in tinta moderna.
Il talento del singer svedese e la verve artistica di Lars Chriss dei Lion’s Share danno vita, dunque, ad un album melodico e ricercato, frutto di un lavoro certosino in fase di songwriting e di un’estenuante e scrupolosa analisi in fase di arrangiamento. Tutta la passione ed il carisma dei due musicisti esplodono nei vari highlights di questo “The Calling”, a partire proprio dalla potente e dinamica title track d’apertura: un brano ricco di sfumature classiche e di intuizioni deliziose, che lancia i successivi exploit di “The King Is Alive”, “Show Me The Way” e del capolavoro “Evil Or Divine”, up tempo dall’andamento avvolgente e dal refrain ad effetto.
“The Calling” si svela, dunque, una vera e propria amalgama di soluzioni stilistiche fantasiose ed accattivanti, in grado di palesarsi immediatamente dinanzi all’ascoltatore anche solo dopo pochissimi ascolti. Una classe cristallina che esplode in tutto il suo splendore non solo nei pezzi da novanta di cui sopra, ma anche in quegli episodi di minor riuscita come la cover degli Sweet “Love Is Like Oxygen” e la conclusiva e strumentale “Colors”.
Una band dal potenziale enorme, dunque, magari non completamente espresso in questo primo e fortunato capitolo della saga Audiovision ma che, comunque, garantisce ai due musicisti degli ampi margini di miglioramento per il futuro. In attesa del prossimo lavoro godiamoci le strabilianti intuizioni di “The Calling” ed il periodo di grazia che, ultimamente, sembra voler caratterizzare tutte le creature di Christian Rivel e soci. Una lezione di stile che raramente, di questi tempi, ci è data a vedere, tanto più se alla composizione di questo “The Calling” partecipano, in veste di guest, nomi del calibro di Jeff Scott Soto, Bruce Kulick, Mats Leven, Tony Franklin e molti altri. Un’ulteriore testimonianza, dunque, della qualità generale di questo debut album, un platter dalla fruibilità davvero sconvolgente e dalla longevità assicurata.

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