Una macchina perfetta. E’ così che sono stati più volte denominati da diversi punti di vista ed in più occasioni gli Audioslave a causa dell’importante line-up che non stiamo qui a presentare. Com’è noto a tutti, però, la perfezione è solo un’utopia e qualunque tentativo di emulazione, sia esso musicale o meno, è destinato al fallimento o alla solo parziale riuscita. Obbedendo a questa legge ed andando ben oltre essa, dopo soli due album, la macchina di Morello e compagni sembra essersi già inceppata per qualche difettoso ingranaggio che, per quanto potesse sembrare soltanto un piccolo neo all’esordio, ha subito cominciato a dare i suoi negativi risultati in quest’episodio.

‘Out Of Exile’ è, infatti, un album piacevole che affonda le proprie radici in tutta l’esperienza maturata dai musicisti che l’hanno composto, ma che mostra trasparentemente una preoccupante rigidità di scelte. I brani scorrono via lisci lisci senza mai tentare di riservare sorprese con strutture semplici e songwriting troppo meccanico che lo rendono praticamente privo di particolari emozioni. Tutto ciò potrebbe anche essere un bene se i risultati dei tentativi di uscire fuori dal seminato sono i fastidiosi ed inadeguati break pieni di effetti di “Drown Me Slowly” e le poco chiare intenzioni di brani come “Dandelion”.
Il fatto di prendere coscienza degli artisti a cui si è di fronte solo in sporadici episodi della tracklist non fa altro che aumentare i rimpianti per questo lavoro. Lasciando da parte la splendida esecuzione, infatti, ascoltando le note positive di questo disco, il rammarico per ciò che sarebbe potuto essere e non è stato è forte più che mai. Spettacolare il calore delle ballad e dei momenti elastici che intervengono a rompere la noia come nella sciolta “Doesn’t Remind Me” in cui influenze southern rock e country si uniscono col consolidato sound della band per una miscela esplosiva. Una miscela le cui coordinate, a parte la già citata sensazione di calore e tempi più pacati, è rimasta pressochè invariata portando con sè i difetti di cui già si è parlato ma anche i numerosi pregi cristallini agli occhi di tutti.

Chi ha ammirato gli Audioslave nel loro omonimo esordio non esiterà a fare proprio questo lavoro che apprezzerà e amerà anche se, probablmente, non per molto tempo. Per tutti gli altri un semplice episodio di ascolto godibile che, francamente, nel tempo saturo di proposte in cui ci si trova e considerati gli artisti che ne sono autori potrebbe anche suonare come una piccola delusione.

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