Inutile stare qui a parlarne a lungo: ormai il progressive assomiglia quasi tutto ai Dream Theater o ai Symphony X. Eppure qualche band interessante e che propone idee nuove c’è ancora, ad esempio i tedeschi Atmosfear che licenziano un album influenzato più da gente come i Vanden Plas che altro. Conseguentemente a questo, “Zenith” è un disco che paga fortemente il debito con sonorità tipicamente AOR, nonostante alcuni innesti vocali in screaming che ne evidenziano la matrice più squisitamente metal. Proprio il cantato di Oliver Wulff è la carta vincente del sound degli Atmosfear, visto che è in grado di spaziare da un timbro simile a quello di Geoff Tate (Queensryche) ad uno più alto e più personale fino ad arrivare al già citato screaming. Per carità, gli altri musicisti coinvolti non sono da meno, visto l’altissimo tasso tecnico dei brani contenuti in “Zenith”. Basti pensare alla lunga suite strumentale “Reawakening”, che mette in mostra tutte le qualità della band in un’epica traccia che si propone di sciorinare tutta la bravura della band. Forse l’unico vero difetto è il bilanciamento dei suoni, che vede la chitarra un po’ nascosta dagli altri strumenti, ma questi sono dettagli su cui, francamente, non ci si sofferma più di tanto se ci si trova davanti ad un disco nel complesso ben fatto. Mio dovere in qualità di recensore è anche quello di mettervi in guardia rispetto alla durata delle canzoni: quelle contenute in questo lavoro sono estremamente lunghe, ma mai e sottolineo mai, vi troverete con la noia stampata in volto, visto la dinamicità e la pregevolezza della musica contenuta in “Zenith”. Da questo punto di vista cito la monumentale terza traccia, “Generations”, vero e proprio sunto di ciò che gli Atmosfear sanno creare avendo a disposizione un tempo di qualche secondo superiore ai 12 minuti.
Insomma, “Zenith” non credo vada considerato come un semplice disco, ma piuttosto come un viaggio, una percezione lunga più di 70 minuti che accompagna chi ascolta attraverso luoghi sicuramente già esplorati, ma visti da una prospettiva più fresca, per certi versi anche migliore ed in parte innovativa. Ricco di elementi suggestivi, questo lungo vagabondare nelle menti dei cinque componenti della band che hanno dato vita a questo lavoro, porta alla luce aspetti reconditi di ciò che è l’animo umano e, più in generale, lo spazio intorno ad esso. Coadiuvati da una produzione leggermente migliore, gli Atmosfear sarebbero in grado di portare ancora più avanti la loro proposta musicale. Speriamo che venga loro concessa questa occasione, altrimenti sarebbe un vero peccato.

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