L’esperienza insegna che quando si hanno davanti nomi illustri della scena rock/metal raggruppati in un progetto fusion, ci si può trovare davanti o ad un capolavoro o ad una autentica porcata. Gli At War With Self, diciamolo subito, riescono a confezionare un buon album con buoni brani suonati naturalmente bene e farciti da interessanti spunti. Ma prima un pò di storia. Gli At War With Self nascono dal volere del polistrumentista Glenn Snelwar (che contribuì al primo e omonimo capitolo dei Gordian Knot) accompagnato da due musicisti d’eccezione come Manring (al basso freetless) e il grande Mark Zonder dietro le pelli, che non ha bisogno di alcuna presentazione. In questo disco, Snelwar, si occupa delle chitarre (elettriche e acustiche) e delle tastiere e devo dire che è davvero un ottimo musicista, sempre vario e creativo.
“Torn Between Dimensions” è un disco di rock fusion con accenni alla psichedelia settantiana che spesso riesce a portarci alla mente il nome dei Gordian Knot, ma non per questo deve essere penalizzato, assolutamente. Snelwar è un gran chitarrista, sopratutto quando imbraccia la chitarra acustica confezionando degli arpeggi davvero belli ed emozionanti e Zondar… beh che dire, ha uno stile davvero elegante, potente e sempre vario. Notevole anche l’apporto del bassista che, con il suo freetless dal suono corposo, riesce sempre a costruire trame portanti intricate e di gran gusto.
Per favore, aspettate un attimo!
Voi musicisti incalliti e patiti della tecnica strumentale che già siete saltati dalla sedia per correre dal negoziante di fiducia, sappiate che oltre a queste qualità c’è della vera musica qui. Dieci composizioni ricche di melodia e di feeling che spesso sfociano nel rock, quello duro, per poi lasciarsi sfumare in brani più leggeri, quasi da sottofondo. Da brani appunto rock-oriented come “The God Interface”, “Grasping at Nothing” e “Run” a momenti soft ed evocativi come “Coming Home” passando per una lunga suite intitolata “A Gap in the Stream of Mind” suddivisa in tre parti e che racchiude in se tutte le caratteristiche fondamentali degli At War With Self. Anche se le sperimentazioni di “The Event Horizon” risultano fini a se stesse e lasciano l’amaro in bocca, è anche vero che si tratta dell’unico brano sotto tono dell’intero disco… e non è poco, anzi.

In definitiva “Torn Between Dimensions” è un disco gradevole che sicuramente si farà apprezzare dagli amanti del genere; astenersi tassativamente invece tutti coloro i quali trovano noiosa la musica strumentale e sopratutto la fusion.

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