Quarto album in studio per gli Astral Doors band svedese che fino ad ora ha sempre continuato senza troppi problemi a sfornare album a metà strada tra l’hard rock e l’heavy/power fregandosene di cambiare le mode ma cercando sempre e solo di suonare musica orecchiabile ed efficace capace di conquistare, grazie alla propria semplicità e immediatezza, l’attenzione di chi la ascolta.

Senza nessun problema quindi gli Astral Doors attaccano con quanto di più intuitivo e melodico il loro songwriting possa sfornare e un up tempo melodico nel classico stile che da sempre li contraddistingue esplode con la title track, opener di questo nuovo album, che fa subito centro grazie anche alla superba prova vocale di un ispirato Nils Patrik Johansson capace di regalare non poche emozioni. Si procede sempre con ottimi brani, mai eccessivamente troppo veloci ma sempre piuttosto vivaci e“Freedom war” e “Pentecostal bound” ci regalano ritmiche furiose e linee melodiche azzeccate che vanno subito a piazzarsi in testa. Non può mancare la classica ballad e “Bastard son” ricorda un po’ i Whitesnake mentre si ritorna a un hard’n heavy piuttosto sostenuto e graffiante con le seguenti “Waiting for the master”, con un Patrik Johanson così somigliante a Ronnie James Dio che quasi si fatica a distinguerlo dall’originale, “Planet Earth” dal tiro oscuro e oppressivo e con l’epica “Mercenary man”, anticipata da una tagliente “The gates of light”, che vanno a chiudere in pompa magna un album davvero ben riuscito e che ancora una volta riesce nel difficile compito di farsi ascoltare tutto d’un fiato senza destare noia.

Alla fine del discorso questo nuovo “New revelation” non presenta molte differenze dal precedente “Astralism”: la band, come già detto prima, non varia di una virgola il proprio modo di suonare e ci regala un album di heavy classico interessante e capace di donare degli ottimi e godibili momenti di esaltazione. Un prodotto da tenere sott’occhio e perché no, anche da acquistare!

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