“Five Shots From Underground”: Cinque domande Cinque al Top Demo di Heavy-Metal.it !

Salve ragazzi, raccontateci la vostra storia e presentate il gruppo.
La storia degli ARVALIA è ardua e complessa e ha inizio tra i banchi delle scuole medie. Valerio Rasi (chitarra) e Maurizio Nigrelli (batteria), si frequentano sin da quei tempi e condividono una grande passione per la musica oltre a tanti altri piccoli hobby. E’ l’anno ’98 quando Maurizio insegna a Valerio a strimpellare i primi accordi. Durante il periodo del liceo i due suoneranno quasi sempre insieme vagabondando in varie session qua e là per le salette prove del quartiere senza riuscire però a trovare persone con intenzioni serie.
Nell’autunno 2002, quasi per caso, Valerio assiste alle prove di un gruppo di suoi coetanei e rimane colpito dalle fucilate elettriche del chitarrista Davide Bastolla (chitarra), un belloccio che sfoggia suoni marshallosi da una Jackson rossa. I due stringono immediatamente amicizia organizzano qualche session insieme a Maurizio, tanto per il piacere di suonare qualche cover. Durante una delle tante suonate al laboratorio di rock & blues della Scuola di musica Donna Olimpia, Maurizio e Valerio incontrano Flavio Pierangeli (tastiere) che sin dai primi discorsi si rivela una persona piuttosto eclettica. Le prime prove insieme al nuovo arrivato sono quelle di un gruppo ancora non del tutto definito che però già si prospetta come un insieme di persone capaci, non prive di esperienza e piene di idee e di intenzioni seppur ancora praticamente quasi tutti minorenni!!. Dopo una marea di prove gli Arvalia mettono a punto i loro primi quattro pezzi strumentali: Archè, Disclettico, Note Feline e L’ Artista e realizzano un demo presso lo studio di registrazione del CIAC, nota scuola di musica del quartiere Nomentano (tutto questo in appena pochi mesi dal raggiungimento di questa formazione a 4).
Per breve tempo, a cavallo tra il 2003 ed il 2004, gli Arvalia reclutano alla voce Eleonora Tosto una cantante dalla voce amata e dotata di un background culturale e musicale non indifferente, sopratutto se considerato anche il tipico orientamento verso l’R&B. Tuttavia la lontananza musicale tra strumenti e voce è particolarmente sentita, soprattutto dalla cantante stessa più che dal gruppo. Eleonora lascia così la band dopo la sua breve permanenza.
Che fare? Il tarlo della vena compositiva si insinua sempre di più negli Arvalia e per ognuno dei componenti, il gruppo diventa un ideale sempre più profondo. In un piccolo periodo di interrogativi e decisioni è l’arrivo di Stefano Di Leginio (Basso) a tirare su il morale di tutti riscoprendo l’intero repertorio con la dimensione e la professionalità che il basso aggiunge al resto del sound. La stagione 2004/05 è praticamente il trampolino di lancio per quanto riguarda l’attività live: prime uscite i primi concerti le prime disquisizioni sul modo di vivere il palco ma anche gli immediati riconoscimenti da parte del pubblico.
La stagione 2005/06 inizia con la fuoriuscita di Stefano a causa di problemi di compatibilità personale e di visioni forse un po’ troppo distanti. 10 anni di differenza di età si sentono troppo. La ricerca di un bassista è tosta!! Arriva a sostituirlo un professionalissimo Antonio del Buono (Basso) proprio nel momento di uscita di Archè il primo cd ufficiale degli Arvalia totalmente autoprodotto e già recensito da vari specialisti del genere e trasmesso, oltre che presentato, su varie emittenti soprattutto specifiche del settore sperimentale (laddove poi è possibile far conoscere la sperimentazione anche agli ignoranti in materia, facendo irruzione in contesti più generici è ancora meglio).
Nuova formazione riequilibrata al meglio fin da subito grazie alla prontezza di Antonio
Problemi personali di Flavio Pierangeli (tastiere) costringono il gruppo al distaccarsi e a ricercare un nuovo tastierista.
Tastierista trovato in prova anche nei live…promettente…ma in pubblico non ci sbilanciamo starete a vedere!!
Il bello è che queste fughe dai gruppi ci sono in tutte le bands emergenti, e quando succedono i gruppi solitamente si sciolgono… noi stranamente rimaniamo in piedi e andiamo avanti!

Su cosa basate principalmente i vostri pezzi e quali sono i vostri punti di riferimento ?
Il genere che proponiamo lo creiamo noi giorno per giorno.
Intrinsecamente non può essere chiamato genere perchè miriamo a continuamente a scardinare l’inesplorato cambiando perennemente. Il genere invece è un qualcosa che etichetta. Ci avventuriamo continuamente in un crogiolo di influenze secondo il nostro modo di concepire che è lo strumentale eclettico. Eclettico nel senso che partiamo dal progressive (nostra influenza principale) per andare a lambire tutto ciò che musicalmente desideriamo. Ieri eravamo fusion, oggi siamo prog, domani saremo boh…!
Sicuramente i punti di forza di questo gruppo sono stati fin’ora la coppia di chitarre entrambe soliste e ritmiche due suoni diversi due stili diversi ma l’unico intento di esaltare particolarmente la componente melodica; la presenza delle tastiere strumento un po’ in disuso tra i gruppi più genuini.

Cosa non ti piace del metal in Italia e cosa cambieresti ?
Sinceramente del metal in particolare non so che dire. Penso cmq che certe mentalità di pubblico, certe motivazioni modaline che spingono all’aquisto di musica famosa piuttosto che ricercata, siano ormai proprie e consuete di qualsiasi ambito musicale (non solo del metal quindi).
Magari starò sviando da quella che è la domanda che mi è stata posta ma magari la mia risposta è anche più generale. In Italia non esiste per esempio la cultura dell’underground. Se vuoi farti notare partendo da zero sono ben poche le possibilità che ti vengono offerte e occhio che non sto facendo una denuncia ai direttori artistici, loro hanno ragione, sanno come lavorare! Ciò che determina il mercato, come dicevo prima, è la richiesta del pubblico…ad esempio quasi nessuno sa di un mondo musicale a volte fatto di veri e propri geni che però non è destinato ad affacciarsi sui media che come delle mamme imboccano di musica il loro piccoli che stanno a casa e avere visibilità… la parola “concerto” nell’immaginario collettivo è associata unicamente agli Stadi e ai Palasport. Io sono sicuro che almeno due adolescenti su tre, neanche sappiano che a soli pochi metri da casa loro sotto alla prima bettola che incontrano c’è la possibilità di trovare un palco (che poi non ce ne sono così tanti, o magari ci sono ma dominati da tribute band) con un gruppo magari pure bravo…e a me non raramente è capitato di trovare gruppi cazzuti per puro caso (oo ma bravi sul serio!! precisi e tutto!!)…solo che magari erano sconosciuti e la gente non se li cagava…e pure quelli si saranno fatti un mazzo tanto per raggiungere quei livelli.
E’ la filosofia di approccio e l’apertura e la pazienza all’ascolto che non vanno. La gente non ha curiosità e pazienza di ascoltare ciò che non conosce.
Per noi musicisti che l’underground lo viviamo da vicino potrebbe sembrare tutto molto strano, eppure non esiste la voglia da parte della gente di andare a [ri]cercare della buona musica. Non esiste che la gente vede scritto un nome di un gruppo sconosciuto e dica ma: “chi sono questi? voglio andarli a sentire” …A nome sconosciuto si risponde con l’indifferenza! E’ così che va…oppure la storia ridicola del venerdì e del abato in cui vengono i gruppi da fuori… il venerdì ed il sabato la gente riempie puntualmente il locale..poi magari il gruppo fa schifo…però vuoi mettere?? aòò questi vengono dalla Germania!! So forti!! Quindi che dire è evidente che non si sa distinguere tra ciò che fa figo e ciò che figo lo è ma nella sostanza!! Vabbè ma questo è un discorso un pochino lungo che però verrà sicuramente capito in particolare da musicisti e musicomani.

Miglior gruppo italiano e più sopravvalutato gruppo italiano ?
Mi astengo dal rispondere.

Cosa ti ha dato la musica e cosa vorresti darle tu ?
La vita è la nostra musica…momenti belli, momenti dolci, ora pazzoidi, ora tristi…è un opera d’arte che ognuno vuole in qualche modo costruire giorno per giorno in maniera più bella che si può come per ognuno di noi è giusto che sia. La mia vita è diversa da quella di un mio amico come la mia arte è diversa da quella di un altro muisicista, ma se ce la stiamo veramente mettendo tutta, stai tranquillo che per me è bella la mia e per te è bella la tua. La musica è l’unica donna che mi lascia sempre senza il fiato, porta inesorabilmene tutto in superficie ti fa ragionare e alcune volte è in grado di metterti in mutande, è un qualcosa, senza mezzi termini, di avvicinabile al divino. Purtroppo penso che oggi nonostante la sua diffusione così capillare specifica e massiva sia paradossalmente sottovalutata al livello di significati spirituali. Ma non poco!

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