Vengono dalla Sicilia, e questo “First Born Evil” è il loro primo lavoro. Gli Aposthate infatti si sono formati un anno fa, nel 2004, e già dopo così poco tempo sono riusciti a produrre un mcd di tutto rispetto, con sette tracce tiratissime, già promosse dalla neo etichetta (anche questa è solo al secondo capitolo) TAF Production. A partire dall’intro, nebuloso e oscuro al punto giusto, tutta la musica di questi cinque ragazzi vi immetterà in una dimensione caotica e vorticosa, in cui la Furia è la vera sovrana. Le canzoni sembrano affondare le loro radici nella tradizione death americana, quella più veloce e devastante, con riff che ogni tanto richiamano anche qualche traccia del black più marziale, in stile Marduk, senza mai però concentrare l’attenzione principale su questo aspetto. Le soluzioni migliori si hanno nelle tracce più tirate, dove il cantato si fa più profondo e la batteria diventa un tritacarne pronto ad annientare qualsiasi cosa intralci il suo passaggio (come per esempio nella quarta “Shades Of Noir”, o nell’ottava “The Unkown Cross [Martyrium]”, degno finale per un album così micidiale).
In toto gli Aposthate si avvicinano anche a modalità proprie del brutal, sia per la lunghezza delle canzoni, tutte intorno ai tre minuti, sia per i frequenti cambi di tempo, che se in casi come in “Freezing Womb Of Pain” risultano molto tecnici e azzeccati, in altri rischiano di diventare un po’ pesanti e far perdere il filo conduttore del brano (come in “Synodus Cadaveric”). In pieno stile brutal è anche la grafica, sia dell’album vero e proprio, che del sito (curata dallo stesso chitarrista Azmeroth), che sa esprimere efficacemente la materia contenuta nel suono di questo gruppo, violento, spietato e già abbastanza maturo se si considera che questa è la sua prima apparizione.

Nel voto “First Born Evil” è fortemente penalizzato dalla registrazione che purtroppo non permette di dare la giusta potenza a questi brani, che invece di essere pompati e resi ancor più distruttivi, risultano terribilmente ovattati dalla produzione che fa perdere molto dell’energia che le sette tracce potrebbero trasmettere. Questo però non deve portare a scoraggiare gli Aposthate, che come prima prova si sono già presentati in ottima forma, con una veste chiara, incisiva e di grande impatto.
Consigliati a chi è goloso di musica pregna di odio, rabbia e un giusta dose di brutalità.

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