Nell’ambito dei demo autoprodotti, capita davvero raramente di trovarsi al cospetto di lavori concepiti e realizzati con la professionalità di questo ‘The Cruel Crime’. Una cura per i particolari che non può passare inosservata e che, una volta inserito il disco all’interno del lettore, dimostra di non fermarsi ad un involucro sontuoso. Oltre ad un packaging a cinque stelle, infatti, gli Apeiron esibiscono una prova che, oltre che prodotta con una qualità al di sopra della media della concorrenza, piace per qualità e sostanza. I quattro musicisti di Vigevano propongono un death melodico molto classico e tecnico, lontano anniluce da qualunque pompata influenza metalcore, da modernismi fini a sé stessi e ad ogni corredo che possa far storcere il naso al metallaro più oltranzista. Quella che si sente all’interno dei quattro brani concessi è una proposta che riunisce insieme l’acidità dei Dark Tranquillity di ‘The Gallery’, la ferocia “pulita” dei Soilwork di ‘A Predator’s Portrait’ ed elementi riconducibili all’approccio tecnico dell’eterno ‘Symbolic’. E’ così che, con coesione e (soprattutto) intensità, il disco si lascia ascoltare senza mai perdere identirà tra i tempi dispari, break acustici ed un buon eclettismo sonoro. Difetti? Qualche indecisione frutto di inesperienza (vedi il basso talvolta incomprensibile di “The Crossing”) ed un approccio troppo “asciutto” che in un full-length potrebbe stancare. Poca roba rispetto alle eccellenti qualità mostrate ed una voglia di farsi notare che porterà gli Aperion lontano. Come al solito in questi casi non resta che regalare alla band un in bocca al lupo in attesa che qualcuno si accorga di tutto ciò.

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