Nati nel 2002 gli Antiquus raggiungono con “Eleutheria” il traguardo del secondo disco. Per chi ancora non li conosce questi cinque canadesi sono autori di un discreto dischetto di heavy/epic roccioso con rimandi al power metal di stampo americano interrotto da una leggera spruzzata di progressive che ogni tanto prende il sopravvento durante il susseguirsi dei brani. In particolar modo i nostri si rifanno a band del calibro di Manilla Road e Warlord dalle quali dimostrano di aver appreso appieno la lezione da loro impartita e riuscendo a scrivere un pugno di canzoni che ricalcano abbastanza bene il loro stile.
La band “rinnega” tutti i classici clichè dell’epic moderno, abbandonando quindi tastiere e orchestrazioni sinfoniche varie e si concentra più che altro su di un solido riffing di chitarre fatto di fraseggi tirati e possenti, passaggi dalle tinte drammatiche ed oscure che non rinnegano ad ogni modo ottimi inserti acustici e melodici come accade con “Meta Incognita” e che ben si sposano con l’attitudine stessa degli Antiquus.
Ottima è la prova della band, in particolare quella di Jesse White, singer molto versatile e dotato di un’ottima potenza ed estensione, riesce a caratterizzare a pieno ogni singolo brano. Il cd scorre via in maniera piacevole tra brani come l’opener “Captain, My Captain”, dal sapore nostalgico, così come la titletrack dai riff oscuri ed imperiosi e con un solo centrale davvero niente male. Quello che subito si nota è la volontà degli Antiquus di non rispecchiare minimamente quella che è la classica struttura di una canzone, ma di creare un complesso tappeto su cui si articolano tutti i brani, spesso di non così facile ascolto. E questo è, infatti, il punto debole di una band che forse, volendo realizzare brani troppo lunghi e complessi, perde un po’ di vista il concetto vero e proprio di canzone: tracce come “Redemption”, “I’m alive” o ancora “Leaves of grass” scorrono via in maniera piacevole lasciando l’ascoltatore parecchio soddisfatto, anche se molto spesso ci troviamo di fronte a fraseggi non sempre intuitivi e a volte parecchio prolissi.

Insomma, “Eleutheria” è un disco per nostalgici; un album che saprà, dopo un buon numero d’ascolti, regalarvi parecchie soddisfazioni.

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