Sono trascorsi ben quattro anni dalla sua uscita sul mercato e ancora oggi profuma di nuovo e, soprattutto, di ineguagliabile. “Saviour” è il primo disco degli Antimatter, creatura partorita dalla collaborazione di Duncan Patterson, ex-Anathema, con Mick Moss. Inutile fare storia, inutile parlare del passato quando si ha alle spalle un discone del calibro di “Alternative 4” (Duncan scrisse infatti molti degli episodi migliori di quel disco), il passato è passato, anche se spesso riaffiora nel presente. “Saviour” potrebbe essere il seguito ideale della magna opera degli Anathema, “Saviour” è il suo seguito o la sua evoluzione?. Il viaggio è ripreso ai confini della tristezza umana, lungo quella sottile linea che divide la vita dalla morte, ricreata con un suono che parte dall’ambient e arriva al trip hop, incorniciato da una sottile venatura rock presente quà e là, vuoi per qualche chitarra distorta, vuoi per l’irruenza di alcuni momenti.

La copertina, bianca, con una donna-angelo nuda crocifissa, racchiude un po’ l’essenza di questo progetto: il candore del bianco, l’innocenza dell’angelo, la carica erotica delle nudità femminili e la croce, la fine di tutto, il sacrificio per un nuovo inizio.

Come un affresco è composto da varie tonalità di colore, da una moltitudine di sensazioni, così “Saviour” è composto da molti suoni, da molte “esperienze”, che riescono a rendere il tutto concreto, quasi palpabile, per poi lasciarlo nuovamente svanire nel nulla. L’irruenza delle ritmiche di “Saviour” viene spezzata dal trip allucinato di “Holocaust”, che fra dark-ambient e trip-hop riesce a far apparire gli Antimatter come una versione dark dei Portishead. E così la prima gemma del brano, “Over Your Shoulder” (nella mia versione ristampata è presente anche una versione acustica in cui compare Danny Cavanagh come ospite), si stamperà a fuoco nella mente dell’ascoltatore con la sua incredibile bellezza e delicatezza. E ancora la toccante “Psalms”, la perversa “God Is Coming” nel suo tripudio di suoni e sfumature e poi la seconda perla, “Angelic”. Una chitarra acustica e una voce del genere (si parla di Michelle Richfield) riescono davvero a stupire e a fare miracoli… così come la lenta e delicata “Flowers” (interpretata magistralmente da Hayley Windsor) tocca diritto al cuore, soprattutto leggendo il testo molto poetico e toccante.
“The Last Laugh” è la perla del disco, da sola varrebbe l’acquisto di “Saviour”, e da sola vale (purtroppo) più degli ultimi lavori dei fratellastri Anathema. A chiudere in maniera degna è “Going Nowhere”… ma a chiudere cosa? Questa è musica viva e immortale, il tempo non la intacca minimamente, le regala anzi sempre qualcosa in più, un nuovo suono sfuggitoci chissà perchè, una sensazione sfuggitaci chissà come…

Intelligente e immortale. Semplicemente stupendo.

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