Ecco arrivare dalla Capitale il secondo demo degli Anthelion. Il combo laziale, formatosi ai primi del 1999 per volontà di Fabio Garzia, Francesco Lomoro e Luca Buonamici è partito da un classico power metal per approdare, tra vari cambi di line-up, all’attuale prog-metal. Con questo termine intendo quel tipo di metal che prende spunto dai Dream Theater (che, ovviamente, prendono spunto a loro volta da molti altri gruppi, specie degli anni ’70 come Rush, Emerson Lake and Palmer, Kansas, ecc ecc), e che sembra molto marcato nel suono degli Anthelion. Ma si, tiriamo subito fuori il rospo che gracida almeno dopo lascerò spazio solo per i complimenti: alle volte questa influenza da parte del gruppo americano si sente in maniera troppo forte, a coprire in parte ciò che invece di buono ed originale gli Anthelion hanno da dire e suonare. Lo si nota specialmente nelle chitarre: sia gli assoli intricati che segnalano ottima perizia tecnica ma anche troppo apprezzamento per John Petrucci, sia nei riffoni quasi thrash che già i Dream Theater hanno “preso in prestito”, senza mai negarlo, da gente come i Metallica. Non vorrei sembrare troppo puntiglioso in questo frangente, ma a mio avviso si può essere lo stesso duri, incisivi e thrashy senza dare quel retrogusto di già assaggiato. Basta, mi fermo che altrimenti pare li stia odiando a morte! Come anticipavo prima, lascio ora spazio ai pregi, che ci sono e non sono neanche pochi. Innanzitutto un buonissimo gusto per la melodia, con strofe e ritornelli mai banali ma che riescono a entrarti in testa e ad accompagnarti per un bel po’ di tempo anche a stereo spento. La voce di Marco Marinotto, anche se alle volte strilla un po’ troppo in alto, è buona e dimostra di possedere ottime capacità e un buon controllo. Acuti supersonici a parte. Inoltre, a discapito di quanto detto prima, alcuni incroci fra chitarre e tastiera sono assolutamente azzeccati e convincenti. E continuando a parlare di tastiere, non posso non citare lo splendido e psichedelico preludio Eden, che apre le porte alla successiva Promise of Eden con una parte iniziale molto elettronica e assolutamente divina. Insomma, gli spunti ci sono e sono molto promettenti ma, come quasi tutti i gruppi che vogliono buttarsi in quello strano genere che è il prog-metal, devono stare attenti a non cedere alle tentazioni dell’onanismo musicale nè alle grinfie di Portnoy e co. E, a proposito di Portnoy, la sezione ritmica (drums & bass) si assesta su livelli molto elevati, con una nota per il drumming davvero poderoso e preciso. Dimenticavo di dire che la produzione del disco è molto buona e che l’artwork del CD, dal look futuristico, ha una resa visiva altrettanto riuscita. Un lavoro davvero ben realizzato.

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