Ritmiche nervose e assassine, solos veloci e melodici, un drumming serrato e iperattivo unito a growls convulse e omicide stanno alla base di “This age of silence”, album di debutto dei gallesi Anterior, dove influenze thrash, melodic death, metalcore e anche progressive si fondono assieme in un unico canto corale che riesce a coesistere magnificamente andando a regalarci nove brani uno più incazzato e devastante dell’altro.

La band trae prepotentemente ispirazione da mostri sacri quali Iron Maiden per quanto riguarda l’armonizzazione delle due chitarre e da altre band “minori” come Children of bodom o ancora In Flames e Soilwork per quanto riguarda il riffing. Il risultato è un disco carico di violenza ed energia, capace di esaltare sin dal suo primo ascolto. Luke Davies, oltre a svolgere un grande lavoro dietro al microfono regalandoci growls ben riuscite è autore assieme a Leon Kemp di una stupefacente prova alla chitarra dove, soprattutto quest’ultimo, si rivela assolutamente ispirato e capace di sciorinare riff e solos (splendido quello di “Dead Divine”) che riportano alla mente band del calibro di Iron Maiden, Metallica o ancora Arch Enemy. L’ottimo andamento dei primi brani dell’album rende la band sin da subito simpatica grazie anche a soluzioni musicali, certamente già sentite più e più volte, ma ben miscelate assieme, che creano un muro di potenza davvero spesso e pesante. I gallesi sono un continuo concentrato di violenza e cattiveria, gli Anterior non ci concedono un attimo di tregua e ci deliziano con autentiche mazzate come l’iniziale “The silent divide” o ancora l’ottima “Days of deliverance” che ben ricorda i Children Of bodom di “Follow the reaper”. Ottima anche l’alternanza tra parti più tirate e armonizzazioni, soprattutto dal punto di vista dei solos, che spezzano l’andamento dei brani regalandoci break a volte inaspettati ma che si sposano in maniera perfetta con la struttura melodica delle canzoni e del disco stesso. Dopo un attimo di respiro con “Stir of echoes”, brano strumentale dove chitarre acustiche e tastiera prendono il sopravvento, gli Anterior ci regalano un’ultima bordata con “Seraph”, ispirata liberamente agli Arch Enemy e la conclusiva titletrack altra killer song che ben si addice all’attitudine estrema del gruppo.

Insomma, “This age of silence” è un album davvero ben fatto e ben suonato che, nonostante una componente un po’ troppo metalcoreggiante, riuscirà sicuramente a conquistare una gran fetta di voi. Consigliato l’acquisto a tutti gli amanti delle sonorità estreme e non.

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