Pubblicato nel 2010
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Il mio primo approccio con i norvegesi Antares Predator l’ho avuto giusto due anni fa, quando la nostrana The Oath pubblicò il loro primo vagito discografico: l’ep “Banquet of Ashes”. All’epoca oltre ad essere formata da ex membri dei Keep Of Kalessin, nella band c’era anche un po’ di Italia, vista la militanza nella band del nostro Gionata Potenti dietro alle pelli. Stravolta la formazione da parte del fondatore Warach con l’ingresso di Steffan Schulze alla voce al posto dell’altro ex Keep Of Kalessin Ghâsh e sostituito Gionata Potenti con l’austriaco Blastphemer, vera macchina da guerra con un passato nei Belphegor e Vobiscum, oltre che famoso per la sua militanza nei nostri connazionali Absentia Lunae, gli Antares Predator danno alla luce il loro primo full lenght “Twilight of the Apocalypse”. Già al tempo del loro EP di debutto i norvegesi si erano contraddistinti per via dell’impatto ferale delle loro song, che con questo album si è fatto ancora più violento e roccioso. La musica del gruppo norvegese è molto vicino a quello degli ultimi Keep Of Kalessin, scevri però della vena epica che contraddistingue la band di Obsidian C., ma può venire accostato anche al sound degli Immortal di “Damned In Black”. Ci troviamo di fronte dunque ad un sound che pesca a piene mani nel thrash metal e nel death, mentre pochissimo spazio viene dato al black metal. Quindi in “Twilight of the Apocalypse” abbiamo un riffing strutturato in maniera lineare e monolitica, con tonnellate di palm mute a fare da tappeto alle canzoni, qualche inserimento di tastiere, al dire il vero abbastanza pacchiane e inulti, ma che per via della sessione ritmica martellante hanno, come detto in apertura, un impatto davvero guastante. Il problema però è che tolto questo impatto, le canzoni risultano davvero anonime e piatte, fatta eccezione per l’ottima “Mark 13”, canzone dove il thrash viene leggermente messo da parte per dare sfogo al lato più selvaggio del combo norvegese, il quale sfodera una song di buona fattura che non sfigurerebbe in un qualsiasi album dei Belphegor. In definitiva “Twilight of the Apocalypse” è un album gradevole per un paio di ascolti, ma che poi cade inesorabilmente nell’anonimato. Aspettiamoli al prossimo album e vedremo di cosa saranno capaci.

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