Che esistesse un modo per mixare black e death alternativo ai, sempre più monotoni ed irritanti, tre temi iterati dei Belphegor era ben noto a tutti, compresi gli Ansur che fanno di tutto, in questo loro ‘Axiom’, per offrire un disco personale e variegato ma soprattutto diverso da qualcosa di noto già prima dell’ascolto. Ed è proprio dalla persecuzione della varietà che nasce un debutto gradevole, sicuramente positivo ma che, troppe volte, sfugge di mano ad una band capace ma forse ancora leggermente acerba.

Quello in oggetto è un disco ostico ma gradevole, studiato ma sicuramente ispirato che, pur spaziando, sorprendendo e lasciando talvolta interdetti, mostra deciso una propria identità. Il gradino basico dal quale nasce la proposta del quartetto è senz’altro quella di un black norvegese che, nei suoi suoni oscuri e sulfurei, qui risulta pregno di voglia di sperimentare e di farsi avvolgere da un’aurea progressiva. E’ così che tra ritmiche decisamente dinamiche, il riff che non ti aspetti e qualche evitabile inciso di troppo si susseguono suoni ed influenze di background molto differenti ma, spesso e volentieri, ben accoppiati. Un sound flessibile, articolato e disinvolto che passa da similitudini con gli Emperor meno cattivi e più complessi, i Borknagar tecnicamente più audaci, passando per la tradizione death progressivo fino a giungere ad esempi attuali come gli Anata. In un contesto così descritto, sebbene all’apparenza possa risultare impossibile, risultano ben incastonati taluni influssi moderni ed un approccio vocale in screaming filtrato lontanissimo dalla tradizione del genere che, anche se difficilmente digeribile ai primi assaggi, finisce per risutlare più che adatto al quadro. Un quadro con un disegno ancora sbavato nel tentativo di voler definire troppi particolari e nato da una tavolozza di idee ancora troppo grande per poter essere gestita alla perfezione nonostante talento ed idee da vendere. Da aspettare.

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