Pubblicato nel 2004
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“Temple of shadows” è l’atteso ritorno di una delle formazioni più acclamante e famose da molto tempo a questa parte, gli Angra. Moltissime persone dichiararono morto il combo brasiliano dopo l’uscita dal gruppo di Matos e soci (ora negli Shaman) ma contro tutte le attese Loureiro e Bitttencourt si ripresentano sulle scene mondiali nel 2001 con una nuova formazione ed un nuovo incredibile album, forse il più bello che i carioca abbiano mai scritto. Ora, nel 2004, esce questo novello ed interessantissimo cd e mi sento di affermare che “Temple of shadows” è il platter più completo e maturo che i cinque brasiliani abbiano mai composto dal loro esordio.
Dal punto di vista lirico ci troviamo di fronte ad un concept molto attraente e ben composto: in poche parole gli Angra ci narrano la saga di un cavaliere crociato, “The shadows hunter”, che si unisce alle armate del Papa in partenza per la Guerra Santa verso la fine del XI secolo. La prova vocale che Edu Falaschi (rimasto sulla lista degli ultimi tre cantanti, assieme a Blaze, in ballottaggio per sostituire Dickinson nella Vergine di Ferro) ci regala è davvero ottima a conferma ancora una volta che Kiko e Rafael hanno scelto davvero bene, mettendo le proprie mani su un cantante davvero eccezionale e dotato di una grande voce. Le chitarre svolgono un lavoro incredibile, i pezzi sono molto complessi ed articolati mentre i soli che i due guitar-heroes si scambiano sono caratterizzati da una certa difficoltà esecutiva e compositiva; la sezione ritmica è notevole e Aquiles Priester si dimostra un poliedrico batterista capace di cambiare tempo moltissime volte e di creare stacchi e passaggi particolarmente interessanti e complessi.
I brani che compongono “Temple of shadows” sono assolutamente bellissimi: in principio devo ammettere che non mi avevano convinto moltissimo, ma con il passare degli ascolti mi sono innamorato di questa nuova fatica del combo brasiliano. All’interno dei pezzi c’è tutto quello che un fan degli Angra si può aspettare: aggressività e melodia unita a velocità e tecnica nella opener “Spread your fire” e nelle successive “Angels and demons” e “Waiting silence” che vedono Falaschi impegnato in una prova vocale a dir poco superlativa ed esaltante; brani più melodici e lenti sullo stile di “Heroes of sand” si fanno largo durante lo scorrere del cd ed ecco arrivare la splendida “Wishing well” (caratterizzata da un chorus maestoso) e la conclusiva “Late redemption” che assieme alla strumentale “Gate XIII” termina questo nuovo lavoro.
Gli Angra non dimenticano però le loro radici brasiliane e “The Shadows Hunter” attacca con un riff di chitarra spagnoleggiante accompagnato da percussioni mentre i riff di chitarra dei due leader della band impreziosiscono ancora di più questa semi-ballad e la stessa cosa accade con “Sprouts of time” dall’attacco piuttosto anomalo per una band come gli Angra ma che si dimostra da subito azzeccato ed orecchiabile. Questo disco è però anche atteso per la presenza di due ospiti speciali: si, sto parlando proprio di loro, Kai Hansen e Hansi Kursch sono presenti come special guest su due brani; il primo duetta con Edu su “The temple of hate” brano particolarmente articolato che unisce sonorità stile Angra a parte più vicine al tipico sound dei Gamma Ray mentre il bardo per eccellenza ci delizia con la sua ugola sulla devastante “Winds of destination” e questa volta sono proprio i Blind Guadian a venirci in mente complice anche un riffing simile al modo di suonare dei quattro di Krefeld.
“No pain for the dead” si rivela un’ulteriore e delicata semi-ballad: dall’inizio triste e malinconico esplode poi in tutta la sua bellezza e melodia regalandoci anche un break centrale di tipo operistico che vede la presenza di una voce femminile cantare assieme ad Edu e che impreziosisce ulteriormente questo brano di per sé già splendido.

Insomma, in questi giorni ne ho lette di tutti i colori su questa nuova release dei carioca, pareri discordanti si sovrappongono a gente entusiasta e non delusa dal nuovo lavoro. Come al solito vale la regola “il mondo è bello perché è vario”; a me questo disco piace veramente tanto e penso che i nuovi membri entrati in pianta stabile negli Angra abbiano portato nuova linfa vitale al gruppo che a mio avviso aveva esaurito le sue idee con “Fireworks”.
“Temple of shadows” richiede diversi ascolti prima di essere capito a fondo, ma sono sicuro che se gli dedicherete il tempo necessario sarete ben ricompensati per aver speso i vostri soldi e per aver dato fiducia ancora una volta agli Angra. Un ultima cosa, oltre alla splendida confezione in digipack, “Temple of shadows” è accompagnato da un DVD che vede la registrazione video del live che i carioca tennero nel 2001 a San Paolo. Semplicemente fantastico ed emozionante!!!!

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