Si presenta davvero bene questo demo, che arriva in una confezione digipack molto curata (sebbene sia mancante dei testi), peccato che poi nella sostanza si rimanga delusi… Gia’, perche’ se con una presentazione di questo tipo ci si aspetta molto, bastano i primi 10 secondi di ascolto per rimanere delusi dalla produzione davvero poco riuscita, soprattutto a causa dei suoni impastati. Peccato davvero, perche’ di idee buone ce ne sono, solo che l’ascolto viene rovinato dalla produzione pessima!! La musica che gli Angelize ci propongono e’ comunque un gothic molto influenzato da Theatre of tragedy e Crematory, ma con qualche tocco personale, come alcuni inserti di sax. Il primo pezzo del demo (“Waiting for him”) e’ un brano abbastanza standard, una classica canzone gothic con voce femminile gorgheggiante mista alla voce maschile in growl, mentre la successiva “The land of dreams” fa invece uso di una voce maschile pulita (nonostante il “tiro” del brano sia piu’ aggressivo) e soprattutto ha un inserto di sax decisamente riuscito (penso che questo aspetto vada sviluppato maggiormente, tra l’altro da’ anche personalita’ alla band!). La seconda di queste due composizioni mi ha affascinato decisamente di piu’ della prima… Le cose continuano bene anche con le due parti di “I close my eyes”, dove una certa personalita’ spunta fuori e si nota un certo sforzo di ricerca. Nelle due parti di questa canzone ci sono infatti vari momenti molto diversi alternati tra loro e il risultato e’ convincente. Buona anche “One #19”, che e’ poi una cover di “One” degli U2. La scelta di coverizzare questo brano puo’ sembrare azzardata, eppure quello che viene fuori e’ decisamente piacevole, sebbene la voce non convinca del tutto (un po’ come in tutto il resto dell’album, sulle voci c’e’ ancora un po’ da lavorare). Carino anche il pezzo di chiusura “That day i will see”, pezzo gothicheggiante abbastanza canonico (sentite l’intro!!) ma molto piacevole. Insomma, gli Angelize le potenzialita’ le hanno, devono pero’ ancora raffinare un po’ la loro proposta (soprattutto le voci vanno affinate, e magari andrebbero approfonditi alcuni spunti personali come l’uso del sax)… Attendo di sentirli nuovamente, magari con una confezione meno curata, ma con una produzione migliore (l’occhio vuole la sua parte, ma la sostanza non puo’ essere troppo distante dall’apparenza…), per il momento assegno comunque una sufficienza abbondante pienamente meritata (e il voto avrebbe potuto essere anche piu’ alto, ma con una produzione del genere e’ difficile gustarsi “Light of a dying star” e non si puo’ non tenerne conto).

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