In uno splendido pomeriggio estivo di Giugno mi accingo con piacere ad intervistare la bellissima e simpaticissima Helena Michaelsen, leader carismatica di Trail Of Tears ed Imperia, venuta a Milano per promuovere A Woman’s Diary: Chapter 1, album di debutto degli Angel.

Innanzi tutto ti do il benvenuto in Italia e ti ringrazio anticipatamente del tempo che hai voluto concedermi per l’intervista.
Sono io a dover ringraziare Voi dell’attenzione che mi concedete ogni volta che esce un mio nuovo album.

Quando ho ascoltato il tuo nuovo album ed ho tra i crediti il tuo nome nella formazione mi è sorto un dubbio: gli Imperia continueranno ad esistere o quest’album ne segna la fine?
Non ti preoccupare. Gli Imperia sono vivi e vegeti. Il problema è che in questo periodo siamo molto impegnati nella ricerca di un’etichetta per poter registrare il nostro nuovo album, così ho deciso di creare questo nuovo progetto chiamato Angel.

Prima di tutto complimenti per lo splendido album che hai realizzato. La prima cosa che balza subito agli occhi è il titolo “A Woman’s Diary: Chapter 1”. È un titolo che sa molto di autobiografico. È proprio così o mi sbaglio?
Grazie dei complimenti. Hai perfettamente ragione. Il titolo dell’album è un condensato delle mie fantasie, speranze, visioni e paure; in poche parole è il primo capitolo della mia storia personale.

Che significato ha per te la musica?
Sono da sempre abituata a considerare la musica come una specie di terapia; questo è l’unico che mi rimane per estraniarmi dai problemi, per staccare la spina. Infatti il metodo migliore per ascoltare i miei album è farlo senza leggere i testi delle canzoni, facendosi trasportare dalla musica. Quando leggi i testi delle canzoni sei sempre impegnato a leggere le parole ed a capire come sono articolate nel brano; invece la cosa che dovrebbe fungere da traghettatore deve essere la musica, l’unica cosa in grado di esprimere i sentimenti dell’autore.

Ascoltando l’album sono stato particolarmente colpito da due brani: Darkness e Funeral. Cosa significano per te questi due pezzi?
Sei stato colpito dai due brani forse più rappresentativi di tutto l’album. Quando ho scritto Darkenss volevo far comprendere cosa si prova quando si perde ogni speranza, quando si subisce qualsiasi tipo di violenza (non solamente fisica); Funeral esprime semplicemente la fine di un capitolo e l’inizio di un altro.

Hai in programma di fare un tour per promuovere il tuo nuovo album?
Sì, abbiamo in programma un tour europeo; non sappiamo ancora se toccherà l’Italia. Quando suoniamo live preferiamo suonare in ambienti molto ristretti come Live Club o persino Pub; insomma dei luoghi in cui si possa avere il contatto diretto con il pubblico e magari invitarlo a salire sul palco insieme a noi.

Nella produzione dei brani dell’album ti avvali della collaborazione dei vari membri del gruppo o è tutta opera tua?
Da quando avevo dodici anni ho sempre composto tutte le mie canzoni solamente con la chitarra acustica. È l’unico modo che conosco per vedere e sentire se il testo e la musica si combinano perfettamente. Poi per la rifinitura dei pezzi mi avvalgo dei altri membri del gruppo (in particolare di Gronnestad).

Ok. Grazie per il tempo che mi hai concesso. Spero di rivederti al più presto in Italia.
Sarà un piacere per me ritornare in Italia. Grazie anche a Voi ed a presto.

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