Che i finlandesi “…And Oceans” siano una compagine estremamente attiva e intraprendente emerge da numerosi dati: in primo luogo, il loro ormai quarto full length in studio (senza contare, quindi, uno split con i Bloodthorn uscito per la loro precedente etichetta, la a sua volta attivissima Season Of Mist); in secondo luogo, la parallela partecipazione dei singoli musicisti anche in numerosi altri gruppi del metal estremo scandinavo, cosa che, peraltro, non impedisce ai nostri un impegno costante nel gruppo madre. Ultimo, ma non meno importante, è il fatto che la band abbia saputo, due anni or sono, abbandonare la pur valida Season Of Mist, che assicurava una promozione appena sufficiente al loro lavoro, per sottoscrivere un contratto con la ben più potente Century Media, per la quale ha dato alle stampe nel 2001 il precedente “A.M.G.O.D.” (acronimo per “Allotropic / Metamorphic – Genesis Of Dimorphism”).
Balzati all’attenzione degli addetti ai lavori nel 1998, con l’ottimo debut “The Dynamic Gallery Of Thoughts”, la band si è fatta apprezzare per il suo singolare approccio al black metal, con un’ispirazione grosso modo simile a quella che animava i primi dischi dei Dimmu Borgir (in particolare “Stormblast”). Black metal assolutamente “untrue”, quindi, con discreto spazio a semplici ma efficaci tappeti tastieristici che creavano un’atmosfera vagamente sospesa (e non marcatamente sinfonica come nei Dimmu Borgir), senza però inquinare l’impianto musicale, che rimane lineare e brutale come si conviene al black metal più canonico.
Sulle stesse coordinate si attestava poi il seguente “The Symmetry Of I, The Circle Of O” (sarà ormai evidente la passione del gruppo per i titoli chilometrici), nel quale però, nel complesso, i pezzi parevano un po’ sottotono.
Il passaggio presso Century Media ha rappresentato per gli “…And Oceans” un deciso passo in avanti anzitutto in termini di qualità della produzione, che anche per il presente “Cypher” è stata affidata agli ormai noti Abyss Studios dei fratelli Tägtgren (a cura di Tommy, fratello del più famoso Peter): il disco suona infatti potente, limpido e aggressivo esattamente dove serve, con un sapiente utilizzo dell’effettistica più moderna.
Andando ad esaminare più da vicino il materiale proposto non noto radicali mutamenti rispetto al precedente lavoro, nel quale il gruppo aveva mostrato un’attenzione più per le scelte timbriche che per l’aspetto compositivo, che traspariva da brani dallo sviluppo privo di arditezze e fronzoli… che si potrebbe anche definire banale. Le scelte timbriche di cui dicevo riguardano essenzialmente (e ancora una volta) le tastiere, che indugiano su sonorità (e talora persino campionamenti) di sapore *cyber-futuristico-industrial-tecnologico*… e in questo senso verrebbe facile accostare il sound a quello degli ultimi Samael (addirittura, il brano “And the little things that make us smile” ha una linea vocale che ricorda molto da vicino, anche per quanto riguardo il testo, un brano dell’ultimo disco del gruppo svizzero), o dei Ram-Zet. Non di rado anche la stessa batteria pare campionata insinuando beat di stampo quasi techno: buoni momenti a mio parere (perciò, miei cari puristi, state alla larga!).
Merita menzione l’ultimo brano, in conformità a quello che il gruppo sta forse pensando come un fil rouge: anche su “A.M.G.O.D.”, infatti, la traccia conclusiva presentava sonorità disomogenee rispetto al resto del lavoro risolvendosi, in quel caso, in un autentico brano techno. Su “Cypher”, invece, “Celebrate the new skin” consiste di un ovattato e inquietante tappeto percussivo, in cui si insinuano fischi, feedbacks e sussulti che ricordano il rumore di travi d’acciaio percosse con violenza… su tutto questo, una voce filtrata, che ora urla rabbiosa e ora parla, lamentosa e straziata. Brano suggestivo e (direbbe qualcuno) “disturbante”.
Gli interessanti spunti di cui ho parlato non mi conquistano però a tal punto da spingermi, nel valutare questo lavoro, oltre una risicata sufficienza: gli “…And Oceans” rimangono onesti musicisti, ma dalla loro musica non traspaiono elementi di grosso rilievo o potenzialità creative superiori, che per contro act estremi come Arcturus o Dødheimsgard (chissà che fine hanno fatto questi ultimi…) danno mostra di possedere.

In conclusione, se avete apprezzato il penultimo disco, acquistando “Cypher” forse non vi strapperete i capelli dall’emozione, ma almeno “cascherete in piedi”. Chiunque non conosca il primo album, peraltro, non esiti a farlo proprio… se lo scova ancora da qualche parte.

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