Pubblicato nel 2012

Sobrietà, semplicità oscura e razionalità satanica. Queste sono le parole chiave per aprire questo album, questo scrigno acustico /elettrico, che piace tanto all’americano, quanto all’italiano, anzi italiana, come me. Particolari nel loro genere questi artisti di Austin, nati nel 2009. Partiamo subito col dire che qui ci sono anche membri degli Iron Age ad aver dato vita a questo album e che hanno una chiave strumentale abbastanza particolare nella realizzazione di questo album . “VVisdom”, particolari anche nel nome, ma a loro dire, significherebbe che dietro a questa doppia v ed al loro logo, che riproduce una scritta greca, c’è una connessione tra simbolo e nome. Quindi da non confondere con gli Ancient Wisdom di Marcus Norman, che erano nati nel ‘93. Anche io stessa sono dell’avviso che dietro ogni nome c’è un simbolo e viceversa e che tutto è strettamente collegato. Talmente collegato, che ogni doppia w che incontrano la trasformano in due v distinte..non a caso anche un componente della band si ritrova con la v sdoppiata all’inizio del suo nome (VVarlow). Curiosità a parte centriamoci su questo gruppo, folk/gothic oscuro. Talmente oscuro e satanico che ha realizzato con la collaborazione niente dimeno che di Manson un ep nel 2010 “Inner Earth Inferno” per la Withdrawal Records . Dopo quell’esperienza gli AVV hanno deciso di scendere in pubblico (o forse salire, allegoricamente, dati i testi satanici) con questo album prettamente elettroacustico. Sicuramente sono stati ben istruiti ed influenzati da Manson, il quale se ricordiamo bene il suo album del ‘70 “Lie: The Love and Terror Cult”, era prettamente acustico. Chissà se gli AVV sono stati influenzati proprio da lui, per far capire che nel metal non è necessario che ci sia carattere black o death o cmq personalità calcata e pesante per far inserire Satana in ogni dove, ma anzi, i testi anche ci insegnano che satana si dispiega in ognuno di noi in maniera non incisiva, ma quasi senza accorgercene, o meglio dovrebbe essere così, per chi ne è convinto o per credenze più o meno conosciute da noi tutti; loro con il loro modo di interpretare riescono a far capire bene il concetto che voglio esprimere. Il discorso è più complesso di quello che sembra e non vorrei cadere in “filosofia satanica”, ma basta pensare che questo album oltre ad evocare una buona dose mansoniana per quanto riguarda le tematiche, tocca anche un certo signor laVey; ecco perché all’inizio ho voluto sottolineare la “razionalità” musicale di questo album.
Le tematiche sono sataniche. Il gruppo è convinto che Satana sarà colui che ci farà uscire dall’ottenebrazione mentale, dall’ignoranza; una sorta di “trapanazione” assai delicata è questo album che mette a contrasto la dolce chitarra acustica con quella più elettrica, più decisa e più “metal”. Contrasto per contrasto, rimarchiamo il fatto che nonostante le tematiche dark, ci troviamo comunque davanti a un lavoro dalle sonorità “primaverili” e non molto “invernali”, quindi fredde e pesanti. Troviamo segni di Death in June e di Bowie (c’è un plagio abbastanza accentuato in un pezzo di “Lost Civilization” se ci fate caso e lo paragonate a un pezzo di Ziggy Stardust ) e poi di un Danzig non proprio agli esordi, ma più successivo. Gli stessi artisti dicono di essere stati influenzati da band come Alice in Chains (in effetti un po di Jar of Flies si sente in questo album), da Death in June (se pensiamo per riassumere ciò che voglio intendere a Peaceful Snow/Lounge Corps) , per mia personale conoscenza aggiungerei anche venature alla Mark Fry che direi ci stia a pennello, se qualcuno ricorda il bellissimo “Dreaming with Alice”.
Insomma, per quanto riguarda i testi ci ritroviamo davanti ad occultismo, paganesimo, esaltazione e riconoscenza dei componenti verso Satana, che ritengono il rivelatore, anzi se vogliamo proprio essere contestuali ed oscuri al massimo, l’”occhio rivelatore” (vedi anche copertina) del loro sviluppo e della loro crescita e quindi di verità. Direi che Manson, probabilmente, ha fatto un buon “addestramento” per quanto riguarda questi concetti, anche credo fossero già insiti nel gruppo stesso. Per quanto riguarda le sonorità e qui sta il gioco a contrasto, troviamo folk rock aggraziato nella sua forma e nei toni acustici, ma anche elettronici. Ricordando la formazione della band compaiono Nathan Opposition come vocalist e compositore dei brani, alla chitarra acustica Justin “Ribs” Mason, il fratello di Nathan alla chitarra elettrica. All’inizio ho parlato di due membri degli Iron Age tra cui Hughes per il basso ma soprattutto Allison per la sua percussione machete e per la sua chitarra in Lost Civilization. Direi che è quasi scontato che capiate le particolarità strumentali appena citate … Ci sono anche VVarlow per le percussioni bamboo e Buntz come co.produttore ma anche impegnato nelle chitarre e nel synth. La riuscita di questo album, sta proprio nel creare una sorta di misticismo, di magia propria di certi anni passati, come i ’70 dove ha visto l’emergere di storie e di personaggi ,di religioni e di ideali quali quelli di cui siamo già a conoscenza, relativamente al Satanismo e co. L’ armonia vocale di Nathan è pulita ma profonda, le chitarre sia acustica che elettrica, le percussioni, creano un atmosfera “minimalista” per i loro arrangiamenti, ma decisamente profonda. Insomma un folk rock con le contro palle, a tratti più soft a tratti più hard che si insidia perfettamente nelle orecchie e successivamente nel cervello. Una sorta di marchio che vogliono far imprimere, ed il loro intento, per chi è vicino già di per sé alle loro tematiche, riesce perfettamente a fare centro con questo “ A Godlike Inferno”.

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