Un nuovo gruppo italiano si affaccia sul mercato discografico, dopo diversi anni di gavetta che li hanno portati a varie demo, alcune vendute anche in terra del Sol Levante, l’ultimo dei quali ha permesso al combo la firma con la storica etichetta italiana Underground Symphony.

Il gruppo, a detta loro, è nato con l’intento di suonare musica aggressiva e veloce senza l’uso di tastiere; questo approccio rende la musica molto poco moderna e modaiola, preferendo restare più sull’incisività dei pezzi ma senza mai perdere il gusto per la melodia. La produzione non è “ovattata” e ripulita in studio, ma anzi è pregiatamente realistica, che fa ben augurare per un ottimo effetto in sede live.
Purtroppo sono presenti alcune sbavature, come la doppia cassa in alcuni casi con un suono un pochino brutto, cosa che nulla toglie all’ottimo lavoro del bravo Massimiliano, che insieme al gemello costituisce la sezione ritmica del gruppo, o alcuni suoni non proprio riusciti. Troviamo altri due fratelli, Mirko e Alessandro Olivo, voce e chitarra rispettivamente; quest’ultimo sfida Giovan Battista Ferrantello a colpi di riff e soli di buona fattura e suonati con gusto.

La musica dei cinque siciliani rimane pertanto molto ancorata, sia come struttura che come melodie al periodo finale degli anni ottanta, Blind Guardian su tutti ma senza esserne degli imitatori. Il gruppo pur eseguendo un power veloce e tritasassi riesce ad essere piacevolmente originale e variegato, riuscendo a inserire tra sfumature di altri gruppi parti meno identificabili.
Sono rimasto conquistato in particolare dall’iniziale Freeborn, dal cantato vivace e originale di Mirko in The Ancient Curse, e dalle cavalcate di Sanctuary Of The Kings ma anche dalle successive, particolarmente la dolce e melodiosa ballata Time Has Gone By.

L’album si lascia ascoltare con piacere e scorre con scioltezza e linearità tanto da far rimpiangere i così pochi minuti presenti nel debutto.
Segnalo solo la presenza della cover di Eleanor Rigby dei Beatles, che farà storcere il naso ai fan più intransigenti del combo inglese, ma che non stona con le altre canzoni per coem viene reinterpretata.
Buon album per questo gruppo esordiente nostrano.

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