Terzo studio album per gli American Dog di Michael Hannon, veterano della scena hard rock americana e noto soprattutto per essere stato in passato nelle file sempre di altri Dog, preceduti però da “Salty”.
Con “Hard” non cambiano di un centimetro né la proposta né il target musicale del power trio in questione: rock’n’roll sporco, grezzo e volgare, di casa in localacci puzzolenti di alcool e con palchi di due metri per tre.
I Dog non sono certo roba per palati fini: nonostante la produzione moderna e “ripulita”, la miscela di Motorhead, sleaze metal, southern rock e rock’n’roll casinaro puro e semplice è un piatto per degustatori senza troppe pretese, dal sapore semplice e deciso come una sorsata di Jack Daniel’s giù per il gargarozzo.
Non si inventa nulla e non si va per il sottile: vocals puramente ritmiche dall’estensione di mezza ottava, batteria in 4/4, testi più o meno sessisti e sciovinisti e chitarre distorte sparate in faccia, addolcite quà e là da qualche armonizzazione dal sapore sudista.
A dispetto di ciò, da un lato sono indubbiamente piacevoli la grinta di pezzi come “Hypnotyzed”, “Bloodsucker” o “Another Day in Paradise” e l’allegria r’n’r di “Beaten, Broken, Etc” , “Rock’n’Roll Dog” o “Spell on Me”; dall’altro, tuttavia, alla lunga la formula diventa monotona e 42 minuti sono forse un po’ troppi nonostante i tentativi di intermezzo come l’intro acustica di “Long Time Comin'” o la strumentale “Little Short”.
“Hard” non è di per sé un brutto disco, ma manca totalmente di quel “quid” che lo porti a farsi preferire rispetto ad altre uscite, risultando così un disco di genere consigliato esclusivamente ai più accaniti fan di queste sonorità.

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