Intervista agli Alltheniko in occasione della premier di presentazione dal vivo del loro nuovo, ottimo album “Fast And Glorious”. Rispondono alle mie domande tutti i ragazzi del gruppo: Dave Nightfight (basso e voce), Joe Boneshaker (chitarra) e Luke The Idol (batteria).

Parliamo di questo nuovo album “Fast And Glorious”: introducetelo ai nostri lettori, come lo ponete rispetto ai vostri precedenti dischi?
L: Il disco nuovo, “Fast And Glorious” è veramente un passo in avanti rispetto al disco precedente e ha ripreso un po’ lo stile e l’energia di dischi come “Devasterpiece”. Abbiamo abbandonato un po’ le “sperimentazioni” fatte coi precedenti due dischi, siamo ritornati su sentieri più speed e thrash, anche se il nostro suono è ormai riconoscibile e personale. Abbiamo deciso questa volta ci concentrarci solo su otto tracce (al posto delle solite undici o dodici) perché abbiamo voluto fare un disco molto compatto e solido, senza punti deboli. Esce sempre per Pure Steel, come il precedente, e oggi è il primo live a supporto del disco.

I vostri brani sono molto d’impatto ma al contempo dinamici. È questa un po’ una caratteristica del sound degli Alltheniko, siete d’accordo?
D: Sicuramente. Per questo disco inoltre abbiamo puntato molto sull’energia e sulla componente live. Forse è il primo disco che è stato concepito per essere interamente suonato dal vivo; magari gli altri dischi avevano sempre quelle due o tre tracce che non potevamo riprodurre con la stessa energia sul palco, ma non perché non ne siamo capaci, ma solo perché siamo in tre: ci mancano tastiere e altre cose…
L: Infatti questo è il primo disco in assoluto che suoneremo interamente live. Mentre coi precedenti magari suonavamo solo quattro o cinque brani.
D: Gli altri pezzi venivano fuori ugualmente dal vivo, ma senza l’energia presente su disco, quindi alla fine era inutile inserirli in scaletta.
J: Per questo disco c’è anche stata una grossa scrematura di pezzi, perché ne abbiamo scritti molti e poi man mano abbiamo ridotto il numero. Doveva venire fuori un certo messaggio dal disco che appunto sottolineasse questo impatto e potenza anche dal vivo.

Quanto è importante l’aspetto melodico per una band come gli Alltheniko?
D: È qualcosa di congenito…non è che ci pensiamo molto… I pezzi vengono concepiti principalmente da Joe, poi noi ovviamente ci mettiamo del nostro…e i pezzi vengono fuori come una naturale commistione di elementi… Non ragioniamo pensando “ok, qui ci vuole una parte melodica” ecc….
J: La nostra “natura melodica” è quella ottantiana, e questo fa sì che il pezzo alla fine sia ricordabile e che abbia un certo picco emozionale. Molto spesso succede che ascoltando un brano poi non ti ricordi nulla perché si confonde con mille altre cose uguali che hai già sentito. Alla fine i dischi non si possono vendere se sono tutti uguali e fatti con lo stampino…è inutile lamentarsi poi perché nessuno compra i dischi! Bisogna essere in grado di mettersi in discussione per fare un qualcosa di diverso rispetto alle tante uscite che ci sono.

Quali sono i vostri pezzi preferiti o quelli più forti di “Fast And Glorious”?Alltheniko Fast And Glorious
D: Il mio pezzo preferito è forse il più atipico e quello che forse piacerà di meno, ovvero Power To Rebel. È un pezzo che si discosta un po’ di più dal nostro standard. Poi forse Fast And Glorious…ma credo sia la prima volta che il disco mi piace quasi tutto allo stesso modo!
L: Diciamo che da suonare a me piace molto KaiserSteel, ma è appunto una cosa strettamente personale che riguarda il suonare la batteria. Ammetto che in generale Fast And Glorious, che abbiamo già suonato in un paio di occasioni, è veramente il pezzo di più grosso impatto.
J: Per me tutti i pezzi hanno il loro perché. Come dicevamo prima il disco è stato concepito quasi per essere un tutt’uno, quindi secondo me deve essere assimilato e considerato nella sua interezza.

Parlatemi della cover di Power And The Glory, in cui avete coinvolto anche altri musicisti.
D: Agli inizi una cover poteva essere considerata quasi un riempitivo… In questo caso Joe ha voluto creare una sorta di messaggio verso quello che è il panorama italiano… Sappiamo tutti che in genere si è sempre un po’ in competizione…con questo brano abbiamo invece cercato di dare un messaggio di unione, come spiegato anche nel video su internet.
J: È un po’ il messaggio dell’intero disco: se stiamo sempre in competizione l’uno con l’altro alla fine ci faremo del male da soli…
D: Sono molti anni che suoniamo all’estero ed effettivamente là le cose sono concepite in modo diverso, è quasi più come una festa… In Italia (ma perché è tipico degli Italiani, non perché siamo stronzi noi metallari!) si è sempre un po’ in polemica e in competizione…
J: Abbiamo voluto andare oltre a certe cose ormai superate… Il gruppo non deve più sentirsi su un piedistallo, come magari poteva accadere negli anni ’80, adesso c’è bisogno più che mai di una sorta di interazione e cooperazione.

Quindi anche queste serate con molte band possono ricollegarsi a quanto detto.
J: Certo. Con grande entusiasmo hanno accettato tutti, è questo lo spirito che ci vuole! Alla fine, specie nei concerti, bisogna togliersi sto “scudo” e devi sentirti a tuo agio.
D: Esatto. Deve esserci un clima famigliare, ti godi tutto di più, ed è più divertente suonare.

Ormai siete da diversi anni con la Pure Steel. Come vi trovate? Pensate di collaborare ancora con loro in futuro?
J: Ci sono dei pro e dei contro in questa collaborazione…
D: I Tedeschi non ragionano come noi Italiani, hanno un rapporto molto più freddo con le band, sei quasi più “merce” piuttosto che un “amico”…quindi per noi a volte certi comportamenti sono un po’ incomprensibili. Sicuramente è una buona etichetta, una delle poche a livello underground che lavora ancora come si deve, infatti abbiamo una signora distribuzione (per il nostro livello)…hanno un’efficienza tedesca! Abbiamo però trovato molta differenza con la precedente My Graveyard, con la quale c’era un rapporto molto più personale ma gli aspetti tecnici erano forse meno brillanti, senza togliere niente a nessuno: ognuno fa quel che può!
J: Una via di mezzo sarebbe l’ideale!
D: Esatto! E ovviamente si spera sempre di andare più su, prima o poi.
J: Adesso il tipo di contatto è diverso e diventa un po’ più complicato fare delle cose assieme, come può essere una copertina o un evento… Anche perché ti rispondono in un certo periodo di promozione, dopo…
D: D’altro canto ci permettono di fare uscire i nostri dischi. Noi abbiamo solo un compromesso: la nostra musica possiamo anche dartela gratis (o quasi) ma non paghiamo, non compriamo copie o cose di questo tipo. La Pure Steel ci ha permesso di continuare con la nostra filosofia: niente pay-to-play! Sarebbe inconcepibile! Piuttosto suono a casa!
J: Infatti! Piuttosto mi stampo le copie da solo. Alla fine dove le vendiamo? Le vendiamo quando vai a suonare. Quindi chiediamo giusto un minimo sindacale per i nostri dischi.

Avete in programma altri appuntamenti dal vivo?
D: Onestamente non abbiamo programmi. Ci hanno chiamato per andare a suonare in Australia, ad un festival chiamato Steel Assassins, l’unico grosso evento che c’è da quelle parti. Ci piacerebbe ma è un po’ difficoltoso! Sicuramente suoneremo ancora, i concerti arrivano! È qualche anno che abbiamo la fortuna di essere chiamati. Magari suoniamo meno ma solo in posti belli e quindi siamo abbastanza contenti… Di pianificato non c’è niente ma arriveranno!

Siete ormai in giro da un bel po’, come vedete la scena attuale, come è cambiata?
L: È cambiata tantissimo! Pensa che il nostro primo demo l’abbiamo fatto in cassetta e non sono passati tantissimi anni…circa dodici. In pochissimi anni, con la tecnologia, è cambiato tutto in modo quasi radicale.
D: È cambiata molto anche la musica dal vivo: un tempo, chi più chi meno, usciva per andare a sentire un gruppo… Adesso i locali che fan suonare son sempre meno. I locali sono più settoriali: ci vanno solo le persone che vogliono sentir suonare. Forse è anche per questo che abbiamo abbandonato certi locali… Devo dire che abbiamo suonato sempre alla stessa maniera, sia davanti ad una persona che davanti a mille. Però delle volte di rendi conto che non ne vale la pena… Facciamo quasi solo festival almeno sappiamo che la gente è lì per sentirti suonare. Secondo me è questo che è cambiato: il concetto della musica dal vivo. Interessa molto di meno, purtroppo.

Visto che siamo a fine anno, quali sono i dischi che vi son piaciuti di più del 2014?
J: Secondo me gli Accept ci stanno dentro di brutto! E gli Overkill.
L: Quest’anno devo dire che ho ascoltato veramente poco…di dischi usciti nel 2014. Il disco che veramente mi ha impressionato, ma è di un paio di anni fa, è l’ultimo dei Testament. Mi ha impressionato tantissimo e mi ha colpito molto!
J: Effettivamente è fighissimo quel disco.
D: Il disco che mi è piaciuto di più quest’anno è “Fast And Glorious” degli Alltheniko! (risate, ndPerf).

Ok ragazzi, grazie per l’intervista, chiudete pure come preferite.
D: Abbiamo intrapreso questa strada, anche se a volte non ci sentite in giro noi stiamo comunque facendo qualcosa per la musica, qualche grafica, qualche video…
J: Ma ascolta, chiudi con una frase epica ad effetto!
D: Epica? Il metallo che scorre nelle mie vene chiama vendetta! E quindi se non ascoltate il disco degli Alltheniko Odino potrebbe rompervi il culo! Così va bene? (risate, ndPerf).

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