Onestamente non so più cosa scrivere sugli Alltheniko. Nel senso che ormai i loro album sono una garanzia di metallica qualità, anche se la band rimane sempre ancorata nell’underground (per lo meno in Italia). Con questo quarto studio album, il terzetto piemontese continua imperterrito sulla via del metallo, proponendoci una sana dose del loro heavy/thrash. Gli Alltheniko non hanno bisogno di orpelli, inutili fronzoli…sono duri, cazzuti e fottutamente metal!
Dopo tre album di alto livello, tornano con un lavoro che (per fortuna) non si discosta per nulla dalla loro indole, anche se non è una mera copia dei dischi precedenti, né un già sentito da altre parti. In questo “Back In 2066”, rispetto ai lavori precedenti, emerge forse maggiormente l’aspetto melodico, specie nei cori. Un piccolo dettaglio che comunque non intacca la potenza della musica degli Alltheniko.
La voce di Dave Nightfight è sempre graffiante, alta e potente. La chitarra di Joe Boneshaker è al tritolo, tagliente e metallica come non mai. Così come il drumming articolato e devastante di Luke The Idol.
Brani come Will The Night rappresentano perfettamente quel che detto pocanzi. Una ritmica tritaossa in cui si staglia la voce acuta di Dave in un coro da paura che lascia successivamente spazio alle scorribande soliste di Joe.
La scanzonata Dance Of Mutant Knight martella che è un piacere e ci cattura grazie a un coro beffardo che ci penetra subito in testa. Ancora una volta è impossibile non fare air-guitar seguendo le gesta chitarristiche di Joe.
Con New Worlds Hero si evidenzia maggiormente il lato melodico degli Alltheniko, per questo brano che si rivela catchy ma, al contempo, sufficientemente introspettivo. Un potenziale hit-single.
L’arma in più di “Back In 2066” è proprio quella di avere una certa varietà nelle composizioni, che pur si mantengono in territori strettamente metallici. Tutti i brani hanno la loro identità e, personalmente, non trovo cadute di tono durante l’ascolto del disco.
Il mio consiglio è quindi quello di procurarvi questo “Back In 2066” (o uno dei precedente dischi della band, se ancora non li conoscete), alzare il volume a palla, e applicarvi con dovizia nella nobile arte dell’headbanging. Horns up!

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