Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Massimo Gajer, chitarrista degli italo-danesi Allhelluja, rivelatosi molto disponibile e confermando con le proprie parole che la meravigliosa consapevolezza d’intenti emergente da ‘Inferno Museum’ non è frutto di casualità. A voi la lettura!

Innanzitutto complimenti per il disco, l’ho trovato davvero originale. Quando e com’è nata l’idea di mettere su gli Allhelluja? E com’è nata la collaborazione con Jacob Bredahl (cantante degli Hatesphere ndr)?
Innanzitutto grazie per i complimenti! L’idea di suonare insieme è partita quasi per caso. La necessità che ci ha portato a farlo è stata puro sfogo. Era un periodo un po’ strano, difficile, per tutti, e la soluzione è stata: “take it easy”:” prendiamo tutto con più calma, facciamoci meno menate dei vari problemi”. Suonare ci ha permesso di evadere, e la musica che ne è venuta fuori non poteva che essere del fottuto rock’n roll, esattamente marcio, diretto, senza menate,appunto! I pezzi a livello musicale erano ormai pronti e secondo noi funzionavano talmente bene che abbiamo deciso di registrarli.
Nel frattempo cercavamo un cantante che fino a quel momento non esisteva. Abbiamo fatto sentire il materiale a Jacob quasi per scherzo, ma lui non scherzava quando ha detto che era rimasto colpito ed esaltato, e che avrebbe voluto cantare . Per noi è stata la “manna dal cielo”, non potevamo sperare di meglio.

Mi sembra che come esordio il vostro sia davvero entusiasmante, quanto ti senti legato a questa band? Cosa ti aspeti da questa uscita?
Il nostro entusiasmo è alle stelle. Siamo veramente contenti del risultato e a oggi siamo contentissimi dell’interesse che abbiamo suscitato accompagnato dai complimenti da parte di tutti gli addetti ai lavori. Le premesse sembrano quindi molto buone, il riscontro sarà dato dal pubblico. Speriamo quantomeno di incuriosire, con un progetto che và un po’ al di fuori degli standard musicali in circolazione oggi.
Da parte nostra c’era la necessità di sfogarci, avevamo un bisogno personale di una ventata di novità, che fosse una sberla, in tutti i sensi. Forse ci siamo! Per essere un esordio è già tutto questo un successo; sappiamo che sarà difficile, ma comunque vadano le cose proseguiremo per la nostra strada. Gli Allhelluja sono una band soprattutto di amici, che suonano per passione e divertimento; senza il nostro feeling nulla avrebbe senso!

Il monicker Allhelluja è abbastanza in contrasto con il titolo del disco, che è “Inferno Museum”. Da cosa è nato il nome della band? C’è stata una componente ironica nella scelta?
Ascoltando un brano degli Spiritual Beggars è “saltata all’orecchio” questa parola. L’abbiamo considerata di buon impatto, ma la certezza c’è stata con la geniale trovata di come scriverla, unendo sacro e profano, inserendo una parola ‘diabbolica’ in un termine sacro. Ci è sembrato divertente, e sicuramente il tutto ha una valenza ironica, fondamentale per la scelta. Certo che sono in contrasto: appunto, sacro e profano. Il titolo dell’album è strettamente legato al concept delle lyrics, che è venuto in un secondo momento.

A proposito di “Inferno Museum”; ho letto che il contenuto lirico del disco è ispirato a ‘Dead Men Upright’ di Derek Raymond. Perchè proprio questo autore? Che chiave di lettura avete dato all’opera?
Il libro parla di un serial killer. Siamo sempre stati affascinati dall’argomento e avevamo gia letto parecchie cose in merito, ma Derek Raimond ci ha aperto gli occhi. Ha dato vita, a nostro avviso, ad un capolavoro psicologico in cui apre le porte alla mente e all’inferno del protagonista, descrivendo in modo esemplare le sue angosce, le sue paranoie e le sue turbe psichiche scaturite poi nelle sue violenze. La cosa più assurda è che leggendo si riesce in qualche modo ad entrare in simbiosi col protagonista, forse perché comunque tutti siamo alienati !

Domanda di rito. Cosa dobbiamo aspettarci dagli Allhelluja? Sarà per voi un impegno a tempo pieno, quindi da vedere come una band vera e propria? Potremo aspettarci un successore per ‘Inferno Museum’?
Assolutamente gli Allhelluja sono una band a tutti gli effetti. Ognuno di noi ha attività lavorative parallele, ma questo non ostacola minimamente il lavoro musicale del gruppo. “Inferno Museum” è il nostro primo disco, per noi molto soddisfacente, e da considerarsi quindi solo l’inizio del nostro progetto.

I suoni grezzi e sporchi sono una delle peculiarità di questo disco, grazie anche alla coerente e puntuale produzione. Ti torvi d’accordo con me? E’ stato difficile in fase di songwriting mantenere una così forte organicità di suoni?
Certamente! C’è da dire che l’approccio degli Allhelluja è fondamentalmente marcio, quindi anche i suoni devono rispecchiare quest’attitudine. Fortunatamente in studio siamo riusciti ad ottenere sonorità sporche che rispecchiassero questo nostro gusto e che alla fine sono diventate il soundcaratteristico degli Allhelluja

La Scarlet vi definisce come un intreccio esplosivo tra Entombed, Motorhead e Kyuss. Cosa pensi che il vostro stile abbia raccolto da ognuna di queste incredibili band?
Sicuramente l’approccio! Sono band che hanno in comune la caratteristica di essere veramente marce. Ognuna diversa dall’altra per quanto riguarda il genere, ma accomunate tutte dallo stesso filo conduttore, essere marci e fare del sfottuto rock’n roll!

So che per un musicista sono scomodi ed antipatici i paragoni, ma ti prometto che è l’ultima domanda in merito. Ho trovato nel vostro soundqualche analogia con i Down di Phil Anselmo. Conosci la band? Sei d’accordo
con me?

Sì, conosco il progetto, e forse un richiamo potrebbe anche starci. A mio avviso non proprio per quanto riguarda il sound, o comunque i suoni in sé, forse più per l’attitudine trasmessa, in Phil Anselmo ci trovo una forte attitudine rock’n roll.

Vi siete impegnati con successo per dare alla luce un album davvero originale. Cosa ne pensi del fenomeno delle band clone che, in un modo o nell’altro, riescono ad accaparrarsi pubblico e a far parlare di sè? Da musicista ti sentiresti realizzato dalla prevalenza del successo più che della concretezza e dell’ispirazione della tua proposta musicale?
Mi sembra che l’attitudine di adesso sia proprio questa! Sembra quasi una moda. Nascono come funghi band ‘clone’. Sono d’accordissimo identificarsi e dedicarsi ad un determinato genere musicale, dopotutto è la tua passione, è quello che ti piace!, quello che non capisco è come si possa essere così impersonali. Si sentono gruppi che sono la copia di altri, magari escono con un ottimo pezzo (giusto perché è la ‘cover’ di quello famoso) ed ottengono magari un discreto successo, ma quanto potrà essere duraturo? Ma al di là di raggiungere o meno il successo, quello che non capisco è come si possa fare musica senza metterci un minimo di personalità: a mio avviso desidero ascoltare un gruppo e quantomeno riconoscerlo, cosa che oggi non sempre mi succede!
Preferisco quindi incuriosire, stimolare, essere criticato, in bene o in male, ma convinto di aver fatto la ‘nostra’ musica, per poi sentirsi dire: ‘Questi sono gli AllHelluja’

La vostra proposta musicale mi è risultata tanto valida quanto varia. Quale pensi sia l’ascoltatore ideale di Inferno Museum?
Fortunatamente non ci siamo mai posti il problema di piacere a qualcuno piuttosto che ad altri. Non ci siamo mai chiesti a chi potevamo piacere, l’importante era fare la nostra musica. Mi sembra però che il risultato, senza volerlo, abbracci vari generi, varie situazioni.
Abbiamo dato vita ad un qualcosa che galleggia fra il rock e il metal, un connubio di gusti musicali capace di incuriosire, e perché no, di piacere ad una larga fetta di pubblico. Può esserne interessato il rockettaro vecchio stampo, quello più radicato a gusti “seventi’s”, come il rockettaro moderno, che ascolta ‘Velvet Revolver’ o ‘Q.O.T.S.A.’ oppure chi è dedito più al Metal, perché le sonorità alla fine sono pesanti e violente.

Complimenti per la cover! Risparmiandoti ulteriori commenti volevo chiederti se tra il bel vedere in copertina ed i contenuti lirici del disco ci sono analogie.
In un certo senso sì! Il fatto di aver scelto un corpo ‘provocante’ è dovuto al fatto che comunque volevamo dare l’immagine di un prodotto rock’n roll, e le belle donne sappiamo che ne sono il sinonimo. Comunque l’immagine è marcia e per niente patinata, proprio perché vuole esaltare l’attitudine del gruppo. Non bastava però semplicemente un bel ‘culo’ , ma abbiamo voluto un soggetto che stuzzicasse anche altri tipi di perversioni o pensieri insani, argomenti poi trattati nelle liriche.

Com’è stato lavorare con la Scarlet Records? Siete soddisfatti del loro lavoro?
L’approdo ad un etichetta discografica è avvenuto a disco terminato. Non volevamo assolutamente nessun tipo di ‘pressione’ o’ richiesta discografica’. Questa è la nostra musica, che piaccia o non piaccia questo è quello che proponiamo! Così senza nessuna pretesa e convinzione abbiamo mandato in conoscenza il nostro prodotto a varie Label, più o meno famose, e ironia della sorte tutte hanno risposto entusiaste ed alcune (le più inaspettate) addirittura interessate vedi ‘Roadrunner’ Germania, ‘Nuclear Blast’, e ‘Relapse’.
Da ‘pazzi’ direte voi, abbiamo dovuto rinunciare a causa delle loro richieste come quella di essere disponibili per quello che loro definiscono ‘Hard Touring’. Per noi improponibile visto i nostri singoli ‘impegnanti’ impegni. La Scarlet ci offre la politica dell’ ‘un passo alla volta’, garantendo il massimo per il gruppo. Speriamo di seguire le orme degli Hatesphere o dei Terror 2000, band ormai conosciute in tutto il mondo!”

In fase di recensione ho affermato che gli Allhelluja in eventuale comparse live sarebbero destinati a scintille. Avete in programma delle date dal vivo?
Il desiderio di suonare dal vivo è VIVO! Esplodere i nostri pezzi in un Live sarebbe la cosa per noi più esaltante. Solo il fatto di avere sul palco Jacob sarebbe devastantemente figo! Purtroppo per ora nulla è in programma visto gli innumerevoli impegni di Jacob con Hatesphere e Barcode, e per il fatto che vivendo lui in Danimarca non è così semplice organizzarsi. Comunque nulla ci può fermare e abbiamo tanti progetti in cantiere.

Ancora a proposito di live, siamo in clima di festival estivi. Tra la marea di proposte qual è quello che ti entusiasma di più?
Beh, innanzitutto il ‘Gods Of Metal’ di Giugno è un appuntamento fisso nonché la vetrina migliore per il popolo Metal, poi sì, ci sono tanti altri festival come ‘l’Ironfest’ a Varese ‘L’Evolutionfest’ sul lago di Garda con gli Entombed (ride ndr) … ad avere tempo e soldi !?

Ti lascio lo spazio per concludere come desideri l’intervista, ti ringrazio ancora per la disponibilità.
ANCHE IL PAPA SICURAMENTE UNA VOLTA HA DETTO: “ALLHELLUJA” !!!

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