Con molta curiosità mi accingo a recensire l’esordio discografico, sotto l’etichetta Undergroud Symphony, dei veronesi All Souls’ Day. Questa band, attiva sin dal 1990, prende vita grazie al chitarrista Andrea Picchi, ex membro degli Epitaph, che decide di formare la band insieme Luca Lucchini alla batteria, Gianluca Filippini alla voce e Riccardo Scalabrini al basso. Sin dagli esordi la band è votata ad un doom metal influenzato dalla musica classica. Nel 1991 l’attività del gruppo subisce un grave stop a causa dell’uscita del batterista Lucchini. Nel 1994 la band risorge grazie ancora una volta ad Andrea Picchi, al ritorno di Lucchini ed all’arrivo di due nuovi elementi, Alberto Caria (ex Carillon e Big One) alla voce e Mauro Niselli al basso. Dopo un altro split avvenuto l’anno successivo, la band riesce a rimettersi ancora in piedi con alcuni elementi provenienti dai Violet Moon Driver, Walter Mantovanelli alla batteria, Alberto Rugolotto alla voce, Riccardo Oliboni al basso e l’onnipresente Andrea Picchi alla chitarra.
La line-up attuale comprende, oltre al membro fondatore Andrea Picchi, Andrea Siliotti alla chitarra, Walter Mantovanelli alla batteria, Alessandro Albrigo al basso e Alberto Caria alla voce. Devo dire che l’album di debutto non è niente male. La produzione è veramente ottima, i vari strumenti sono ben distinguibili tra loro e, cosa molto importante, riescono a formare quel muro sonoro che ormai è un marchio di fabbrica del Doom. Anche se i pezzi hanno un ritmo molto sincopato e sofferto (tipico del Doom), riescono sempre a rimanere orecchiabili, melodici e rocciosi al tempo stesso. Dato che quest’album è un vero e proprio mosaico le cui tessere sono i vari brani, è praticamente impossibile fare una selezione. Ci sono dei brani che mi son piaciuti in maniera particolare, ad esemprio A Breath From The Death, con il suo andamento che richiama alla memoria i Black Sabbath e i Candlemass degli esordi, senza però cadere nello scontato clichè della pura scopiazzatura, A Mortal Day, con un intro veramente agghiacciante, I Feel You Inside Me e Forever, due brani in cui la melodia domina incontrastata ed infine The Sinner, un pezzo che incarna alla perfezione l’anima del Doom (ritmi sincopati, suoni rocciosi ma al tempo stesso inquietanti, melodia costante).
Chiude questo gioiello la preview di Ancient, un brano che sicuramente sarà presente sul secondo album, al quale la band sta già preparando. Concludo dicendo che la Underground Symphony ha assestato un altro colpo da maestro; infatti dopo i Concept è riuscita ad accaparrarsi gli All Souls’ Day, un gruppo che sicuramente ha la stoffa per poter avere successo. Aspettiamo solo di sentire se sapranno confermare nel secondo album quanto di buono hanno saputo fare su questo.

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