Una delle certezza della scena metal europea è sempre stata, o quasi, la poca presenza a livello internazionale di gruppi di
nazionalità francese. Sicuramente è presente un sottobosco nazionale di gruppi dediti al metallo, ma ben poche band hanno avuto
occasione di affacciarsi alla ribalta continentale e, perchè no, mondiale.
Gli Alkemyst sembrano invece avercela fatta, stipulando
un contratto addirittura con la “major” Nuclear Blast ma, sinceramente, mi chiedo come questo sia potuto accadere a discapito di
altri più validi gruppi.
Il mio può sembrare un giudizio pesantissimo (e il voto lo conferma ampiamente), ma proprio non riesco
a trovare nulla per cui esaltare questi cloni degli Helloween dei due Keeper. Eppure, a leggere la line-up, mi è subito saltato all’occhio
la presenza di Ramon dei nostrani (e bravi) Secret Sphere, ma la sua comparsata, invece di fare lo sperato piacere, ha creato in me quasi più rabbia, dato che è stato (spero) costretto ad interpretare
per quasi tutto l’album il ruolo del perfetto Kiske-clone.
Allucinante infatti il cantato in “Still Alive” per la rassomiglianza; certo, per qualcuno questo potrebbe essere un pregio, ma nel 2003 e
per di più con l’aggravante di staglairsi su una base musicale altrettanto clonata, io lo trovo solamente un grave difetto. Ma tutto il resto del disco non si discosta da questo filone, con qualche passaggio un po’ più sinfonico ogni tanto e altri clamorosi
plagi helloweeniani.
Se dovessi salvare una sola canzone la scelta potrebbe ricadere solamente su “Hold on to your dreamns” che
sebbene non brilli certo di originalità, ha un ritornello zuccherosamente melodico ma quantomeno catchy e piacevole da ascoltare.
In tutte le altre tracce le melodie sono lì, pronte ad entrare in testa comunque dopo qualche decina di ascolti, ma senza nessuno spunto,
nessuna verve.
Non poteva inoltre mancare la classica ballad, “A meeting in the myst”, che perlomeno vede Ramon Messina salire in cattedra
e mostrarci quello di cui è realmente capace e di cui ha già dato prova nei Secret Sphere, specialmente nell’ultimo album “Scent of Human Desire”.
Insomma, un disco per maniaci malati di power. Io, per fortuna, sono guarito.

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