Abbandonati i lustrini dei mitici album del periodo ’80 e la viscerale genuinità di quelli targati ’70, la leggenda vivente Alice Cooper recupera le atmosfere oscure e stranianti del recente ‘Brutal Planet’ e ne ripropone in chiave leggermente diversa le fattezze. Innanzi tutto, grande (e importante) spazio è dato alle liriche e al concept che regge l’intero prodotto musicale: la storia è quella di Spider, un serial killer di cui conosceremo tutto, dal modus operandi alle varie personalità che lo animano e ne commissionano gli omicidi. Un tema sempre più spesso adoperato per indicare, in maniera metaforica e forzatamente macabra, i tempi bui con i quali facciamo i conti quotidianamente.

Dal punto di vista musicale, è un Alice Cooper molto moderno e poco tradizionale quello ravvisabile in ‘Along Came A Spider’.
Certo, la classe e la facilità con cui i refrain di ‘Catch Me If You Can’ e ‘Vengeance Is Mine’ vengono confezionati rimangono di un altro pianeta e la formula continua a funzionare nonostante questo sia il venticinquesimo lavoro ufficiale partorito da mr. Cooper. Quando, però, è il versante più moderno e tenebroso a prevalere, il CD perde inesorabilmente smalto e il meccanismo si inceppa più di una volta. Nessuna debacle all’orizzonte, soltanto la lucida constatazione di quanto il successo del prodotto Alice Cooper dipenda non solo dall’inimitabile voce del cantante americano ma anche da una solida proposta musicale di base. Su questo lavoro non sempre ciò avviene e il risultato è un disco che coinvolge a tratti, senza troppi scossoni di sorta sia in senso positivo che negativo.
Come il serial killer di ‘Along Came A Spider’, anche Alice Cooper non resiste alle più classiche delle tentazioni pluriomicide. Tornare sulla scena del delitto, e nello specifico alle sonorità oscure e riuscite a metà di ‘Brutal Planet’…

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