Una provenienza anomala, ed in contrasto con la freddezza della propria proposta. è il primo particolare che salta in evidenza al primo approccio con gli Alcoholika La Christo. Direttamente dalla Bolivia, grazie all’accoppiata Locomotive/Forntiers, i quattro debuttano sul mercato europeo riprendendo, rinfrescando ed integrando parte del materiale che era stato protagonista del loro terzo lavoro, intitolato appunto ‘Toxicnology’.

Le coordinate su cui viaggia l’opera della formazione sudamericana sono quelle di sonorità molto in voga negli ultimi tempi, sospese tra le atmosfere malinconiche del gothic ed il sapore artificiale dell’industrial. Per usare qualche riferimento attuale, siamo lontani sia dal sapore di facile immediatezza arrecato dai Deathstars che dal songwriting complesso ed originale creato dagli italiani Ensoph. I riferimenti primari della band Boliviana sembrano riguardare, infatti, in modo particolare i Kovenant più caotici e dissonanti ed i Ministry più “ignoranti”. Pezzi brevi, tirati e violenti che fanno della pienezza del sound il loro punto di forza. Gli strumenti, come tradizione, sono assorbiti da un suono monolitico ed imbottito sul quale emerge, a tratti, il solo suono acido dei chitarroni di Viko. Ogni composizione viaggia su binari quasi sempre veloci in cui, con l’ausilio di tonnellate di samples/tastiere, le melodìe sintetiche e la voce dello stesso Viko riescono ad acquistare la giusta teatralità. Lo scream e lo sporco (interpretati in inglese, castellano, tedesco e francese), sottili e beffardi, fanno la propria buona parte spesso coadiuvati da voci femminili dall’effetto piacevole, per poi scemare qualitativamente in un cantato che deve ancora decollare, così come i momenti più atmosferici. Niente di nuovo, qualche sbavatura ed un’originalità spesso latente ma un disco comunque godibile e divertente per chi mastica queste sonorità; fruibile.

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