Dopo il dimenticabile “Just Push Play” ma soprattutto dopo il disgraziato tormentone “I Don’t Wanna Miss a Thing”, tanto famoso quanto stomachevole, molti davano ormai per finiti (e stavolta per davvero) gli Aerosmith, trasformati in una inoffensiva ma lucrosa macchina sforna-ballad strappalacrime.
Tuttavia, come sappiamo, i cinque yankee non sono certo nuovi a rinascite inaspettate, ed ecco infatti arrivare prontamente sulle nostre tavole (ehm…perdonatemi, è mezzogiorno..eheh) “Honkin’ on Bobo”, un disco in grado di far riappacificare con la band ed anche di far perdonare tutte le porcherie uscite negli ultimi anni.
Con questo album la premiata ditta Tyler & Perry opta infatti per una decisa inversione di rotta: con un sonoro calcione agli arrangiamenti digital-patinati e alle ballatone mielose degli ultimi tempi, gli Aerosmith tornano dritti dritti a quello che meglio gli riesce, ovvero puro ed incontaminato rock’n’roll pregno di blues fino all’osso.

I rocker di Boston, forse anche più di tanti loro contemporanei, sono sempre stati fortemente debitori nei confronti del blues, e questo nuovo disco è in un certo senso un tributo ai propri storici ispiratori: undici pezzi su dodici sono infatti cover di classici blues, con l’aggiunta di un solo inedito, “The Grind”.
Ripensandoci, comunque, questo disco non è affatto un tributo: nossignore, anzi, questo è un disco degli Aerosmith a tutti gli effetti! “Blues done Aerosmith style”, recita lo sticker in copertina, ed effettivamente non saprei trovare modo migliore per descrivere la carica di energia e divertimento contenuta in “Honkin’ on Bobo”.
Ogni pezzo viene infatti rivitalizzato, potenziato e personalizzato da una band che non suonava così in forma da almeno 15 anni a questa parte, in un tripudio di chitarre elettriche e ritmi irresistibili, sul quale svettano l’armonica e l’incredibile voce di uno Steven Tyler in autentico stato di grazia.

Veramente difficile indicare i pezzi migliori: la prima metà del disco è eccezionale, dall’ opener “Road Runner” al classico di Fred McDowell “Back Back Train” (con Joe Perry e Tracy Bonham alla voce), passando per l’irresistibile “Shame Shame Shame” ed addirittura per “Never Loved A Girl” (titolo cambiato al femminile per ovvi motivi), in principio interpretata dalla grande Aretha Franklin e qui riproposta in una versione che ben poco ha da invidiare all’originale.
La seconda metà, ad ogni modo, non è meno convincente, forte ad esempio delle grandi re-interpretazioni di “I’m Ready” di Willie Dixon e “Stop Messin’ Around” dei Fleetwood Mac, alle quali si aggiunge anche l’originale a firma Tyler/Perry, “The Grind”, un buon pezzo che ben si inserisce nel contesto generale dell’album.
Con il gospel (si, gospel!) di “Jesus is on the Mainline” si chiude un disco che onestamente mi ha davvero sorpreso, un disco autentico e genuino che trasuda tanta passione ed un’energia insospettabile. Non è decisamente un caso, quindi, che per la (eccellente) produzione gli Aerosmith abbiano scelto di lavorare di nuovo con un certo Jack Douglas, già al lavoro su dischi come “Toys in the Attic” e “Rocks”…

Se vi piacciono gli Aerosmith, o anche se semplicemente volete regalarvi un bel disco di rock&blues “come non ne fanno più”, con “Honkin’ on Bobo” non potete sbagliare. Garantito personalmente!

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