Nuovo band che debutta per la My Kingdom Music e nuova proposta interessante, non c’è che dire: questa piccola etichetta italiana raramente sbaglia un colpo! Gli Act Noir sono infatti autori di un disco davvero meritevole di ascolto, capace di ammaliare ed incuriosire, anche se a mio avviso alcune scelte effettuate levano un po’ di fascino al tutto… se infatti la prima metà di “Automatisme psychique” è notevole, purtroppo nella seconda parte del lavoro ho avvertito un leggero calo, dovuto principalmente ad alcuni mutamenti nel sound che tolgono fascino al “mood” del disco, ma vediamo le cose più in dettaglio. I primi brani, quelli che più ho apprezzato, sono tutti orientati su un sound molto personale, un ibrido affascinante di trip hop, darkwave ed ambient venato da influenze psichedeliche e da reminiscenze di un certo prog. Non si notano stacchi tra le varie composizioni, l’ascolto fluisce ininterrotto e si apprezza l’atmosfera globale più che i singoli pezzi (per questo motivo non ne cito nessuno in particolare), la musica, così intimista ed onirica, rapisce ed è perfetta per un ascolto al semibuio, magari prima di dormire (il dormiveglia è uno stato molto adatto ad un simile album). Purtroppo a circa metà della tracklist avviene un cambiamento di rotta e, con “Unheimlich”, le atmosfere mutano. Questo brano è infatti meno sospeso e più movimentato dei precedenti, quella sensazione di “stasi onirica” così affascinante che aveva permeato tutto il lavoro sinora si perde e, pur trovando che la canzone non sia brutta, quando arrivo a questo punto dell’ascolto rimango sempre un po’ frastornato ed infastidito da un tale stacco. La successiva “Swerved rooms”, con il suo basso pulsante, le chitarre che ogni tanto prendono la scena e l’atmosfera molto più “fisica” di quanto sentito fino a poco prima, completa il risultato risvegliando del tutto l’ascoltatore da quelle sensazioni così eteree che prima ammaliavano tanto. “Drag me away” ritorna poi un po’ sui binari dei primi pezzi, rimanendo una via di mezzo, ma seguono infine due remix (una versione un po’ danzereccia di “Unheimlich”, piacevole ma ancora una volta lontana da quelle che trovo le caratteristiche migliori della band, ed una buona, ma ancora una volta un po’ fuori dal mood iniziale del disco, rielaborazione di “Distance” dei Monumentum) che non riportano alle atmosfere che avevo tanto apprezzato (insomma, pur trovandomi di fronte a dei pezzi che non sono male, sono rimasto comunque un po’ dispiaciuto dal cambiamento di atmosfere).

Non nego in ogni caso di essere rimasto intrigato non poco da “Automatisme Psychique”, anche se ho trovato la prima parte superiore alla seconda (comunque buona), inoltre probabilmente questo album piacerà a parecchi amanti di certe sonorità avantgarde (certo, se non apprezzate l’elettronica statene alla larga, visto che è l’ossatura principale del disco). Ho poi la sensazione che gli Act Noir abbiano un potenziale ancora non del tutto espresso, per cui sono curioso di sentire i loro prossimi lavori, sperando che si orientino lungo la direzione più eterea della loro musica, una musica che quando si avventura nell’intimista e nell’onirico è capace di portare lontano.

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