Ancora uno split per la Aphelion Production, che questa volta vede protagonisti quattro band, due italiane, The True Endless e Tundra e due ceche, Sekhmet e Inferno. Quattro band dunque di grande valore e importanza in ambito underground che si dividono questo spilt in maniera equa, se si esclude il brano “Nothing”, targato Tundra che altro non è che un intro.
Si parte con i nostrani The True Endelss. La band di Novara sforna per questo split due autentiche gemme, secondo me le migliori canzoni da loro scritte. “Introdusion – Al Folk d’la Vita” e “La Peste Nera” sono due brani di valore assoluto. Qui i The True Endless danno sfogo al loro lato più melodico, lanciandosi in canzoni dai riff ispiratissimi e avvolgenti, più veloce la prima e più epica e lenta la seconda. In questi brani la band capitanata dal vocalist M. dà dimostrazione di grande classe, facendo capire, se ce ne fosse ancora bisogno, come il loro black metal non sfiguri affatto nei confronti dei nomi più blasonati del nord Europa.
Tocca poi ai cechi Sekhmet. I loro due brani sono un manifesto del black metal più caotico e violento. Cascate di blast e riff gelidi sono il loro biglietto da visita. Rispetto ai TTE, i Sekhmet, almeno in questo split, sono più minimali e aggressivi, nessuna melodia, ma tanta rabbia e ferocia, tipica delle band scandinave come Mayhem e primissimi Immortal. Discreti ma inferiori assolutamente ai TheTrue Endless.
Viene la volta poi dei romani Tundra, altro nome molto conosciuto in ambito undergroud. I due brani veri e propri sono fortemente influenzati dai Darkthrone primordiali, anche se in “Room 1977” si sentono echi più depressivi, un brano molto vicino ad alcune produzioni di Nargaroth. “Burial Night” invece è un pezzo in puro stile raw, violento marcio e minimale.
A conclusione di questo split vengono messi gli Inferno, band che ho apprezzato moltissimo nel loro ultimo album “Black Devotion”, improntato più su sonorità svedesi. In questi due brani gli Inferno ripescano la loro vena più marcia e “norvegese”, risultando però sempre molto personali.

Uno spilt davvero interessante, di ottima qualità, ma dove a spiccare, almeno per il sottoscritto, sono assolutamente i The True Endless. Per gli amanti dell’underground un disco da non farsi scappare.

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