Just another underground compilation: uno spot magari poco originale, ma calzante per il lavoro in questione. ‘Heavy – Rendez Vous’ è, infatti, l’ennesima iniziativa positiva che, pur non aggiungendo nulla al panorama artistico odierno, offre l’occasione ad un cospicuo numero di band, più o meno note e più o meno valide, di uscire allo scoperto e far “girare” il nome. Nella fattispecie ci si trova al cospetto del secondo volume lanciato dalla New LM Records, contenente esclusivamente brani che spaziano da territori classic e power e passando qualche traccia di rock, gothic e thrash.

In questi casi, per rispetto di tutti i partecipanti al “progetto”, è d’obbligo l’irritante track-by-track simil-lista della spesa.
Si parte bene con gli ungheresi Wisdom che, con un power epico e roccioso che – complici i cori – porta alla mente i Blind Guardian, riescono a donare il giusto coinvolgimento a chi ascolta. Discorso diametralmente opposto per i Fuoco Fatuo che, purtroppo per loro, regalano una “Messiah” che, tra classic e thrash, appare disorientata, molle ed a tratti noiosa. Ancora classic, ma stavolta promosso con voti medio-alti, per Rain (tra le formazioni più famose sulla raccolta), Rex Inferi ed Exorthem che, pur rimanendo rigidamente ancorati a tradizioni e stereotipi, riescono nell’obiettivo di dare quella presa, tanto preziosa su compilation di questo genere.
Dopo il trio appena descritto è la volta dei Graal: i tempi rallentano, si fanno volutamente striscianti e beffardi per sfociare in un doom più che convincente che porta con decisione alla mente gli immortali Black Sabbath; ottimi. Sulla stessa falsa riga, ma con risultati inferiori, si muovono i successivi Pylon (svizzeri) autori di uno stoner-doom pieno e sporco che riesuma il fantasma di Saint Virus su tutti.
Prova disastrosa per la coppia teutonica, rappresentata dagli acerbi Exposed To Noise (un ibrido riuscito male tra thrash e rock) e dai Vanilla Rex, ma affondata decisamente da questi ultimi con un brano che sbeffeggia Europe in primis con risultati a dir poco pessimi. Niente entusiasmo, ma un tiro leggermente superiore per i seguenti Synthesis, con il solito classic-power che non riesce ad apparire diverso da una copia carbone.
Le ombre calano sull’ascoltatore quando è il momento della coppia formata da Motus Tenebrae e Gallery Of Lore. I primi, autori di un simil-goth riconducibile a quello dei Sentenced, non mostrano particolare originalità ma si fanno ascoltare per il fare ruffiano della proposta. I secondi, a tratti riconducibili ad un misto tra primi Lacuna Coil ed ultimi The Gathering, si pongono una spanna sopra mostrando, a dispetto di una produzione non eccelsa, un brano sinuoso e dal grande fascino.
Mentre i Presence Of Mind si divertono a miscelare passi rubati ai Guano Apes con sonorità care al metal estremo, il thrash, quello vero e proprio, fa la sua prima comparsa nel dischetto con i Fear Traders, onesti ma poco incisivi causa una produzione davvero deficitaria. Ancora thrash, questa volta di stampo teutonico e ben assestato, da parte dei veloci, tirati e secchi Braindeadz che fanno da antifona alla chiusura dei Bullet Train. Per questi ultimi ‘Il Castello Del Tempo’, malinconico rock ben arrangiato e ragionato ma, a causa di un cantato davvero poco convincente, dall’andamento altalenante. Un andamento che sembra ricalcare quello di un dischetto sul quale esprimere un giudizio rigido sarebbe fine a sè stesso; un lavoro dal quale traspare il sudore che solo l’onesto underground sa trasmettere ispirando il rispetto di chi ascolta. Supporto.

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