Dopo un positivo riscontro con i loro due album “The White Path To Rebirth” (2011) e “Dispelling The Veil Of Illusions” (2014), abbiamo avuto modo di conoscere direttamente i melodic metallers 4th Dimension che si presentano ai lettori di Heavy-Metal.it tramite il cantante Andrea Bicego.

Ciao Andrea benvenuto su Heavy-Metal.it! Credo sia la prima volta per un’intervista. Ti va di introdurre la band ai nostri lettori?
Ciao Fabio e grazie per questa possibilità di promuoverci! Già, questa è la prima intervista per Heavy-Metal.it e speriamo non sia l’ultima ahah!
I 4th Dimension nascono diversi anni fa ma il nostro primo disco, “The White Path To Rebirth”, è uscito nel 2011 ed è stato uno dei primi prodotti da Alessio Lucatti, tastierista dei Vision Divine. Dopo un tour europeo di spalla a Sonata Arctica e Labyrinth e un periodo necessario per raccogliere le energie e scrivere i nuovi pezzi, nel 2013 abbiamo completato le registrazioni del nuovo album, “Dispelling The Veil Of Illusions”, che è uscito solo lo scorso marzo dopo una lunga ricerca di una buona label.
Che dire, suoniamo power metal molto MOLTO melodico, ma a me le etichette non piacciono e sono convinto che nelle nostre canzoni ci sia una certa varietà di tipologia, arrangiamento e interpretazione che rende il tutto più interessante. Per cui, accanto a brani più classici che possono ricordare i già citati Stratovarius o i Sonata Arctica o ancora i Freedom Call ce ne sono altri molto più personali che mettono in luce un approccio diverso al songwriting e influenze che, alla base, sono lontane dal power metal. Chiaramente lascio agli ascoltatori l’ultima parola…

Il vostro nome “4th Dimension” vuole essere un omaggio al vecchio disco degli Stratovarius?
Assolutamente…. NO! Non siamo fan invasati degli Stratovarius, ci piacciono alcune cose ma la band di Tolkki e Kotipelto non è mai stata nemmeno una delle principali fonti di ispirazione per noi. Il monicker 4th Dimension prende vita dall’idea che la musica, la più intangibile ed eterea fra le arti, consente di aprire porte altrimenti inaccessibili, porte che conducono l’animo umano alla scoperta di emozioni uniche. La quarta dimensione è un piano di esistenza spirituale, staccato dalla materialità e questo tema ci è sempre stato molto caro sin da quando iniziammo a lavorare sul nostro primo disco.
Personalmente, poi, adoro il disco “Fourth Dimension”, ma non quello degli Stratovarius, bensì quello degli Hypocrisy per cui, dovessi proprio trovare un riferimento musicale, sarebbe questo…

Parliamo ora del vostro nuovo album “Dispelling The Veil Of Illusions”. Come lo presenteresti a chi non vi conosce? Quali sono secondo te i punti di forza del disco?
Come ti dicevo prima, credo che le melodie siano il punto di forza di tutte le nostre canzoni. Talvolta ne scriviamo di semplici che balzano in testa al primo ascolto, più di frequente ricerchiamo soluzioni più raffinate e romantiche, ma comunque la melodia è sempre stata il primo parametro nel nostro songwriting. Accanto a questo, credo che “Dispelling” sia un disco nel complesso più maturo rispetto al debut: con ciò non intendo dire che sia più bello, perché il fatto di apprezzare o meno le canzoni è puramente soggettivo, piuttosto intendo dire che questo secondo album presenta brani costruiti in modo certosino, arrangiati per mesi sino con una cura maniacale, il tutto farcito con una produzione, opera del nostro attuale produttore Tancredi Barbuscia del Greenriver Studio di Varese, che ci ha fatto fare un enorme balzo avanti.
Nello scrivere i pezzi abbiamo optato poi per eliminare, o quanto meno, limitare, gli eccessivi tocchi barocchi del primo album, a favore di una maggiore fruibilità dei brani e soprattutto di una migliore resa live degli stessi. Sotto questo punto di vista il tour del 2011 è servito moltissimo per darci gli spunti giusti.
Ultimo punto di forza, credo che questo disco, nei suoi 40 minuti di svolgimento, sia ancor più vario del precedente. Anche i brani tipicamente power come il singolo “Kingdom of Thyne Illusions”, “A Circle in the Ice” o “Quantum Leap” in realtà presentano tocchi diversi dal solito, vuoi per i suoni moderni o per le strutture, ma accanto a questi pur sempre classici pezzi ce ne sono altri, come “White Logic” o “The Watchtower” o ancora la ballad “Memoirs of the Abyss” in cui ci siamo davvero sbizzarriti e che potrebbero essere i punti di partenza su cui costruire il prossimo disco…

Ascoltando il disco ho notato proprio come la melodia sia l’elemento predominante, specie grazie all’utilizzo delle tastiere (anche a discapito della chitarra). Se ne guadagna la componente melodica, ne perde in parte quella “metallica”. È stata una scelta voluta o il tutto è venuto naturalmente?
La tua è un’osservazione giusta e calzante. Il disco ha in effetti una componente “pop” molto rilevante e sono conscio del fatto che questa sua caratteristica potrebbe essere valutata in modo ambiguo. Che dire, non è stata una scelta, il disco è nato così ed è come se tutto il processo, dall’arrangiamento alla registrazione, fino ad arrivare al mixaggio e al mastering, si sia incanalato nella via dell’assecondare della natura stessa delle canzoni.
È tuttavia pur vero che alcune canzoni, su tutte “White Logic” e “The Watchtower”, sono nate a partire da riff di chitarra scritti da me o Michele (chitarrista) e infatti presentano un approccio più heavy delle altre. Anche qui, chi ci segue e vorrebbe qualcosa di più metallico non disperi, abbiamo già in serbo anche qualche brano molto più heavy per il futuro!

Di che cosa parlano i vostri testi? “Dispelling The Veil Of Illusions” di primo acchito sembrerebbe essere un concept, è così?
Entrambi i nostri album sono dischi a concetto, e va anche detto che sono l’uno la prosecuzione ideale dell’altro, perché in fondo il tema del “sentiero della rinascita” e quello del “velo delle illusioni” si compenetrano non poco.
Ora, per entrambi gli album le canzoni sono indipendenti l’una dall’altra. Non mi piacciono molto i concept con una storia che si dipana da una traccia all’altra, trovo che pochissime band siano state capaci di scrivere pagine davvero notevoli… Queensryche, Blind Guardian, Savatage, Shadow Gallery, i nomi sono davvero pochi e PESANTI.
Quello che uso per scrivere i testi è, invece, un approccio che mira a lasciare indipendenza a ogni canzone, inserendola però in un contesto più ampio che si appoggia a un’idea di base. Questo mi consente di poter variare drasticamente l’approccio lirico da una canzone all’altra senza però che si perda la sua attinenza al contesto stesso in cui essa è inserita.  Per cui, nel nuovo album, “ExtraWorld” parla delle necessità di abbattere i confini della percezione che separano l’uomo dall’essenza divina, per poter accedere a una conoscenza più ricca e completa del creato; “Memoirs of the Abyss” mostra come, talvolta, i sogni infranti si traducano in una disillusione che mai sarebbe stata se il sogno originario non fosse mai stato perseguito; “White Logic”, ispirata al poema seicentesco “Il Paradiso Perduto” di John Milton, è incentrata sulla grande illusione del potere assoluto, che nella fattispecie ha per protagonista Lucifero ma che sarebbe potuta essere resa prendendo come fulcro del discorso qualunque grande tiranno caduto della storia recente o meno; “Away” è un canto, di Leopardiana memoria, in cui un uomo, solo nella notte, guardando il grande oceano di stelle è messo davanti a se stesso, alla propria caducità, alle illusioni di una vita che come fantasmi si nutrono di lui; “The Watchtower”, ispirata al capolavoro “Cavaliere senza ritorno” della scrittrice spagnola Ana Maria Matute, è una riflessione sul vuoto che spesso si cela dietro ideali alti e di come, talvolta, Bene e Male si riducano ad essere solo due parole sterili, oltre le quali si cela la via che ogni individuo deve percorrere per trovare se stesso quando l’illusione che essi rappresentavano viene meno.

4th Dimension

Una domanda diretta: come vedi la scena power melodica odierna?
Onestamente, la seguo molto poco e in modo discontinuo. Il power metal è stato per un certo tempo il mio pane quotidiano ma negli ultimi anni ho riscoperto il piacere della musica a 360°, un po’ com’era prima della fase power, per cui mi sono un po’ staccato dalla scena. Tuttavia posso dirti che raramente quello che sento mi ispira e, anzi, sono convinto che la scena stia vivendo un particolare momento di stagnazione. Il brutto è che sono proprio le band grosse, quelle attorno cui gira la scena e che riscuotono sempre i più ampi consensi di critica che stanno pubblicando album non all’altezza dei loro classici. Paradossalmente ci sono nuove band che si stanno invece muovendo bene. Non dico propongano dischi originali, ma quello che fanno lo fanno bene, tirando fuori dal cilindro belle canzoni. Alla fine gira tutto attorno alla musica, buona o cattiva. No?
Fra i dischi recenti, per dire, sono stato davvero contento del comeback dei Falconer, band molto altalenante nella produzione, ma che quando azzecca il momento giusto di ispirazione mi coinvolge moltissimo. Anche l’esordio dei Kalidia è a mio avviso molto valido. Per il resto, tanta, tanta noia.

Seguo la scena power (o metal melodico, che dir si voglia) da anni e onestamente devo dire che ci sono molte band pompatissime che hanno un successo a mio avviso immeritato. Secondo te per emergere nella scena europea cosa bisogna fare? È fortuna, si vive di rendita grazie a un disco azzeccato, o è solo una questione di marketing?
Se dico soldi ti scandalizzi? Ahahah! Beh, credo che sia in realtà una commistione di fattori ma la realtà è ben più complessa di quello che possa apparire.
Scrivere musica buona è essenziale. Scrivere un disco ottimo è davvero utile. Ma avere un disco ottimo senza avere i mezzi per farti conoscere non porta a nulla e si sa. Il marketing governa la scena e solo le grosse label si possono permettere campagne di marketing efficaci. Quindi, se non hai una grossa label, fare il grande salto a livello mediatico è, ad oggi, impossibile. Ma le grosse label non lavorano gratuitamente, quindi se la band non ha comunque ingenti somme di denaro da investire il circuito non si chiude. Denaro che poi è alla base di tutti i tour promozionali e le apparizioni nei festival europei.
Credo non sia un caso se le ultime band italiane a riuscire a crearsi uno spazio nella scena siano tutte uscite alla fine degli anni 90. Parlo di Rhapsody e Lacuna Coil, che sono i due più grossi export italiani in campo metal, ma anche Elvenking, Labyrinth, Vision Divine, Secret Sphere. Dopo di questi non c’è più stato nessuno e non per mancanza di buone band. La scena da allora si è infatti a dir poco saturata, in accordo col fatto che è diventato sempre più facile registrare un disco di qualità (audio intendo) buona. Sono proliferate le etichette piccole e inutili, tutti possono pubblicare quindi dischi, ma alla fine chi ci rimette sono, essenzialmente, le band che valgono di più, perché è diventato davvero difficilissimo, coi mezzi standard, farsi notare a discapito di qualcun altro.
La gente ormai ha imparato ad associare il termine qualità con la frequenza con cui un certo nome compare sui giornali, nelle pubblicità, sul web. È  la stessa cosa che, su scala molto più ampia, si vede in tv, dove un certo “prodotto” viene lanciato a forza di “invadere” con frequenza massiccia i canali che contano.
Morale… sì è pieno di band stra-pompate che ormai possono permettersi di fare quello che vogliono, compresa musica alla meglio mediocre, perché tanto ormai sono OLTRE. Non cadranno mai…  e nessuno le farà mai cadere perché in pochi, quando si parla di artisti affermati, conservano il dono della obiettività.

Premesso che non sono in grado di suonare in nessuna band, ma al giorno d’oggi penso che se avessi un gruppo sarebbe unicamente per me stesso, per il piacere e per “la gloria”. Che aspettative deve un gruppo esordiente in mezzo al download illegale ed a una scena affollatissima?
Onestamente, aspettative zero. Facciamo musica perché sentiamo il bisogno di farla, perché quando ti nasce un’idea dentro è peccato mortale non immortalarla e lasciarla sfuggire. Chiaro, si spera sempre che un disco su cui si è lavorato a lungo e su cui si sono investiti tanti soldi piaccia. Si spera anche di riuscire a farlo ascoltare a più gente possibile, si spera che più giornali e webzine dedichino un po’ di spazio per una recensione e che quindi nuove persone siano incuriosite e vadano ad ascoltarlo. A livello di ritorno economico, chiaramente il download illegale danneggia tutti, per cui i pochi ritorni che si hanno da vendite e/o piccoli live non bastano nemmeno a coprire le spese di realizzazione del disco. Per questo sì, l’approccio deve essere quello di vivere tutto senza false illusioni. Aspettarsi di fare il botto prima o poi è sbagliato e controproducente, perché conduce a frustrazione e basta. La scena affollata, in realtà, è composta da quelle poche band che si spartiscono la torta e dalla miriade di piccole realtà, a volte ottime, a volte inutili, che si spartiscono le briciole. Viene quasi da dire che “si stava meglio quando si stava peggio” ahahah ma gli anni 80 sono lontani ormai…

Come procede la vostra attività live? Riuscite ad esibirvi nei club del nord Italia?
Ci limitiamo al Veneto, anzi, per lo più alla provincia di Vicenza. Altrove non abbiamo ancora trovato disponibilità, ingaggi dignitosi, o anche solo interesse per la nostra proposta. Lavoriamo da soli, senza agenzie alle spalle e questo ci penalizza, lo sappiamo bene, ma non possiamo farci niente. Noi ci proviamo sempre, poi se tutto gira attorno alle agenzie, vorrà dire che per ora lasceremo la gloria a chi le paga. Peccato, perché suonare dal vivo è la cosa più bella e la prendiamo molto seriamente.

Chi vorresti eventualmente supportare in un possibile tour? Come dicevi avete già suonato con i Sonata Arctica.
Se mai ci potessimo permettere un altro tour di quel livello mi piacerebbe moltissimo suonare con i Gamma Ray o con gli Shadow Gallery, o ancora con gli Helloween o i Blind Guardian, tutte band che per me hanno sempre significato molto. Poi, onestamente, fare da spalla a qualunque band ti consenta di avere un pubblico “grosso” è utilissimo ai fini promozionali ma, come ti accennavo prima, l’esperienza di un tour va al di là del lato commerciale ed è altresì un’occasione unica di crescita a livello musicale. Chi l’ha provato forse sa cosa intento…

Non è molto che è uscito il vostro album ma ti chiedo ugualmente quali saranno le mosse future dei 4th Dimension.
Vorremmo suonare… e suonare tanto! Vedremo se salterà fuori qualcosa in autunno… il disco è ancora fresco e sarebbe bello abbinare la promozione cartacea o web con qualche data importante. Ma non illudiamoci… ti dico invece che ci sono già molte idee, più o meno avanzate, relative al materiale che andrà a comporre il nostro terzo disco. Non vogliamo affrettare i tempi visto che nessuno ci corre dietro, preferiamo invece andare con calma e valutare bene ogni singola idea… il pensiero di base è quello di avanzare ulteriormente. “Dispelling” è un disco di transizione, che ha il merito di cementare alcuni concetti espressi con “The White Path” e di introdurre nuovi elementi. Il prossimo album dovrà rappresentare un ulteriore step di evoluzione artistica.

Grazie per l’intervista. Vuoi lasciare un messaggio per i nostri lettori?
Mi ripeterò, visto che dico sempre le stesse cose, MA chiedo a tutti i lettori di supportare concretamente la scena, andando ai concerti e comprando i dischi, dando una possibilità non solo alle band affermate ma anche alle forze emergenti. In Italia c’è un fermento che non ha nulla da invidiare a quello della Germania o della Finlandia, ma spetta a VOI dare una chance alle nuove leve di farsi conoscere. Quanto ai 4th Dimension, ci trovate ovunque, su EMP, Nuclear Blast, Amazon, Itunes, se vi va di supportarci ve ne saremo grati! Per un’anteprima, godetevi il video di “Kingdom of Thyne Illusions” su youtube!

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